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di Pino Casamassima

 

Corriere della Sera, 19 luglio 2019

 

"Nessuno nasce odiando a causa della razza, della religione o della classe d'appartenenza. Gli uomini imparano a odiare. E se possono imparare a odiare, possono imparare anche ad amare, perché l'amore è più naturale dell'odio".

Questa frase, Nelson Mandela - uno che se ne intendeva di odio - la pronunciò dopo 27 anni di carcere. Tempo fa, armato di fucile, un uomo di Padenghe ha dato prima fuoco a una roulotte di Sinti italiani, poi ha sparato al capofamiglia che cercava di mettere in salvo figli e genitori, colpendolo a una spalla.

Il movente? Un odio viscerale contro "gli zingari" per un furto subito. Come da tradizione primitiva. Come se secoli di leggi e di progresso umano non fossero valsi a niente. Come se gli uomini non si fossero scaldati al focolare della convivenza civile, della collaborazione, la solidarietà, ma alle fiamme dell'odio.

Ho sufficienti capelli bianchi per affermare che questi ultimi anni hanno imbarbarito la nostra società perfino rispetto ai famigerati anni di piombo. In quel periodo, le barricate avevano coagulato attorno ad esse zone grigie pressoché invisibili e comunque ininfluenti in una società che non era segnata da quell'odio diffuso che oggi si estende dalle città alle campagne, da nord a sud. L'odio non si nutriva di sé stesso attraverso lo scontro quotidiano come oggi.

Un odio che però non è causa, ma effetto di un sentimento cresciuto nello smarrimento del senso comune, contestuale all'appiattimento sui singoli egoismi divenuti infine una marea. In Napoli milionaria di Edoardo de Filippo, la moglie del protagonista, accorgendosi di come la loro vita sia cambiata in peggio nonostante i soldi, si chiede cosa mai sia successo.

"È successo - osserva - che hai perso di vista quello che conta di più". Ecco, è come se la nostra società avesse perduto la bussola della ragione: l'unica che può indirizzarci verso l'amore. A una interpretazione superficiale, questa unione parrebbe contraddire Pascal, e invece solo unendoli possiamo davvero dirci umani. "Noi non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino, ma perché siamo umani".

Questa frase de "L'attimo fuggente" sembra sperduta nelle galassie di storie lontane dopo l'episodio di Lonato. Nei giorni in cui ai sindaci si impone il censimento dei campi nomadi, sembra di un'altra orbita umana. È l' individualismo a creare "bande" sociali e culturali che presidiano il territorio dei "migliori" in nicchie di odio che diventano praterie.