di Davide Dionisi
L’Osservatore Romano, 30 aprile 2026
Riuniti ad Assisi cappellani e operatori della pastorale penitenziaria. “Perché lo coltivasse e lo custodisse. Lavoro, accoglienza e servizio”. E questo il tema del VI Convegno nazionale dei cappellani e degli operatori della pastorale penitenziaria che si è aperto oggi ad Assisi. “La scelta di questa espressione biblica nasce dalla convinzione che anche il detenuto sia chiamato, anzitutto, a coltivare la speranza e a custodire la propria vita orientandola al bene”, spiega don Raffele Grimaldi, Ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane.
“Il Signore ci ha fatto il dono della libertà: proprio in virtù di essa, chi sconta una pena è invitato a prendersi cura del proprio futuro, ricordando che la rinascita resta nelle sue mani e nella sua responsabilità. Abbiamo scelto come sottotitolo Lavoro, accoglienza e servizio”, continua don Grimaldi, “per dare concretezza a questo cammino: il lavoro rappresenta lo strumento principale affinché il detenuto possa costruire prospettive reali per il domani; l’accoglienza interpella la società civile e la Chiesa, chiamate a spalancare le porte a chi vive nel disagio; il servizio all’interno degli istituti penitenziari si configura come un atto di misericordia: il nostro ruolo non è giudicare o puntare il dito, ma offrire una presenza gratuita e compassionevole agli ultimi”. La sfida è anche quelli di educare i laici a non giudicare, ma ad aiutare.
“Il laicato che collabora con i cappellani compie un profondo cammino di fede”, commenta don Grimaldi. “Il Vangelo, del resto, è ricco di insegnamenti che invitano alla mitezza: dal monito Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro, alle parabole della Pecorella smarrita e del Padre misericordioso. Pensiamo anche all’episodio dell’adultera”, sottolinea “quando Gesù sfida la folla dicendo: Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra. Sono proprio questi riferimenti a guidarci nel seminare speranza nelle carceri.
In questo senso, il volontariato rappresenta un supporto fondamentale per il ministero di noi cappellani”. Al termine del forum, uscirà una proposta concreta o un progetto da rilanciare? “Questo convegno vuole essere una provocazione positiva”, risponde l’Ispettore generale dei cappellani delle carceri italiane “un messaggio volto a stimolare la riflessione delle istituzioni. Il nostro obiettivo è offrire spunti concreti all’Amministrazione penitenziaria, alla società civile, alle cooperative e al mondo industriale. Poiché i temi di lavoro, accoglienza e servizio dipendono dalla disponibilità di ognuno”, conclude “più che un semplice impegno, intendiamo lanciare una vera sfida: chiediamo alla società di non abbandonare chi è recluso. Siamo convinti che, attraverso l’apertura e il contributo di tutti, sia realmente possibile favorire il recupero e il reinserimento delle persone”.
L’apertura dei lavori è stata affidata a monsignor Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Conferenza episcopale italiana, mentre domani il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, presiederà la Santa messa per i partecipanti al Convegno. Intanto arrivano buone notizie dal Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale e dal ministero della Giustizia. Si tratta di due iniziative parallele per migliorare le condizioni dei detenuti: il Garante chiede agli istituti di garantire areazione adeguata, mentre il ministero della Giustizia apre le candidature per l’elenco delle strutture residenziali di accoglienza.
“Con l’estate alle porte, abbiamo avviato un monitoraggio straordinario sulle condizioni di vita nelle carceri italiane. L’iniziativa, comunicata attraverso una lettera indirizzata ai direttori degli istituti penitenziari, punta i riflettori su un problema che si ripresenta ogni anno con puntualità: le temperature elevate nelle celle e l’adeguatezza dei sistemi di areazione”, spiega Irma Conti, componente del Collegio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale “Il Regolamento di esecuzione dell’ordinamento penitenziario stabilisce in modo chiaro che le finestre delle camere di pernottamento devono garantire il passaggio di luce e aria naturali. Le schermature che impediscono questa funzione non sono ammesse, salvo casi eccezionali motivati da comprovate ragioni di sicurezza e comunque senza compromettere il ricambio d’aria”, specifica Conti.
Sul fronte del reinserimento sociale, il Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità del ministero della Giustizia ha aperto la procedura pubblica per la presentazione delle manifestazioni di interesse all’iscrizione nell’elenco nazionale delle strutture residenziali idonee all’accoglienza dei detenuti adulti. “Le strutture iscritte nell’elenco devono garantire accoglienza residenziale, servizi di assistenza alla persona, programmi di reinserimento socio- lavorativo e percorsi di riqualificazione professionale.
L’amministrazione si fa carico delle rette di permanenza per un periodo massimo di otto mesi, finalizzato all’inserimento lavorativo e al reperimento di un alloggio stabile”, precisa Conti. Il monitoraggio del Garante e l’apertura del registro ministeriale si muovono in direzioni complementari: da un lato la tutela delle condizioni di vita all’interno degli istituti, dall’altro la costruzione di una rete di strutture che consentano di scontare la pena fuori dal carcere, in percorsi orientati al recupero e all’autonomia.











