di Francesco Verni
Corriere del Veneto, 7 dicembre 2024
Nuova graphic novel del padovano con prefazione dell’attore Pennacchi. È, senza dubbio, tra i fumetti più interessanti dell’anno. “L’ergastolo di Santo Stefano. Fine pena mai” (Ultima Spiaggia, pagine 256, 20 euro) è la graphic novel del disegnatore padovano Stefano Tamiazzo che, per la prima volta, dopo lo steampunk della serie “La Mandiguerre” e la saga fantasy dei “Cynocephales”, ha voluto affrontare un tema sensibile come la situazione carceraria italiana. Ma lo ha fatto guardando al passato, raccontando, tra documentazione ferrea e licenze poetiche, l’intera vicenda del carcere borbonico di Santo Stefano costruito sull’isoletta dell’arcipelago delle Ponziane di Ventotene, Latina.
Un’opera che Vittorio Giardino, maestro della Nona Arte, ha definito “splendido visivamente e straordinario narrativamente” e che sarà presentata domani alle 10.30 nella sala Rossini del Caffè Pedrocchi di Padova, evento dell’800 Padova Festival (info e prenotazioni su www.800padovafestival.it).
“L’ergastolo di Santo Stefano”, impreziosito dalla prefazione dell’attore Andrea Pennacchi, fa viaggiare il lettore nel tempo, dal 1755, quando iniziarono i lavori di costruzione del famigerato carcere, fino ad arrivare, anno dopo anno, ritratto dopo ritratto, alla chiusura definitiva di quell’orrore nel 1965. Sorprendente la nascita del carcere.
Realizzato su progetto di Francesco Carpi (che si ispirò ai principii del “Panopticon” di Bentham) in maniera che tutte le celle, costruite in una struttura a ferro di cavallo, fossero sempre sotto gli occhi un unico sorvegliante al centro del piazzale antistante. “La cosa terribile è che la piantina è quasi sovrapponibile con quella del teatro San Carlo di Napoli - spiega il disegnatore - un modo funzionale per tenere d’occhio tutti i detenuti e, cosa non meno importante, tagliare i costi della sorveglianza”.
Prima il Regno delle due Sicilie con i Borboni, poi il Regno d’italia, il ventennio fascista e infine la Repubblica italiana che ne decreterà la chiusura. Una storia narrata attraverso le vicende degli uomini che hanno vissuto lo stesso brutale isolamento e destini radicalmente diversi. Molti criminali, ma anche i padri del Risorgimento e della Costituzione. Tra le vite disegnate da Tamiazzo, c’è quella di un capo camorrista così come quella dello scrittore e patriota Luigi Settembrini, del direttore illuminato Eugenio Perucatti così come dell’anarchico Gaetano Bresci (che aveva ucciso re Umberto I di Savoia) “suicidato” dai secondini. C’è anche Sandro Pertini, il futuro Presidente della Repubblica, incarcerato per motivi politici nel 1929.
“Che siano esempi di uomini eccezionali o vite dimenticate, a volte immaginate - sottolinea Tamiazzo - spero che questi diciannove capitoli riescano a rappresentare, tra pietra e ferro, delle gradazioni di giustizia che oggi non possiamo più riconoscere con questo nome. Così come dovremmo guardare alle storie di oggi e riconoscere quello che, certamente, non potremo chiamare giustizia domani”. Il tutto con una narrazione anti-didascalica, avvincente e, alle volte, perfino poetica nella quale i disegni non sono solo funzionali al racconto ma hanno la capacità di compenetrare una sceneggiatura che non può distaccarsi dall’aspetto grafico. Un altro pregio di queste 250 tavole disegnate è la colorazione, realizzata a mezzatinta di grigi dal disegnatore, che solo nelle vignette più intense ritrova la luce del colore.










