di Sondra Coggio
Il Secolo XIX, 1 settembre 2026
La proposta: “Mettere fuori chi non necessita di stare dentro. Metà o più delle persone ora in cella potrebbe più utilmente eseguire la pena fuori, con misure alternative”. “Metà o più delle persone che sono qui dentro potrebbero più utilmente eseguire la pena con misure alternative. Tirarle fuori dal carcere sarebbe più utile ai fini rieducativi, anche per ridurre il rischio di recidiva, che in cella si decuplica”. Una delegazione della Camera Penale della Spezia ha visitato il carcere spezzino, nell’ambito della annuale iniziativa “Ristretti in agosto”. C’erano il presidente Fabio Sommovigo, la vice Raffaella Nardone e diversi colleghi avvocati. Era presente anche il presidente dell’Ordine degli avvocati Daniele Caprara.
La visita si fa d’estate, hanno spiegato, perché con il caldo le difficoltà aumentano ovunque, tanto più all’interno di una struttura in cui si trovano a coabitare così tante persone. Alla Spezia, ha detto il presidente Sommovigo, c’è “una direzione illuminata, ci sono strutture educative e c’è una polizia penitenziaria attenta alle condizioni detentive”. Tuttavia, anche qui ci sono delle difficoltà come in tutte le altre.
“La casa circondariale della Spezia - ha spiegato - sconta come tutte le carceri il problema del sovraffollamento, una situazione che condiziona le modalità di vita”. A Villa Andreino, la capienza sulla carta sarebbe di 150 ristretti. Sono oltre 220, quindi un numero più elevato. E sta andando avanti la ristrutturazione delle parti in cui c’erano infiltrazioni da risanare. E questo, ha detto, non alleggerisce le cose, perché “per ogni stanza che ritorna ad essere utilizzabile ci mettono dentro più persone di quante dovrebbero starci, e si va avanti così”.
Pesano anche sul carcere spezzino “l’assenza di una sanità dedicata, le sofferenze psichiatriche da gestire e i numerosi tossico dipendenti che non dovrebbero stare in carcere”. La posizione della Camera Penale della Spezia è critica, in merito a come si sta affrontando l’emergenza del sovraffollamento. Le misure assunte fin qui dal governo per mitigare l’allarme “sono insufficienti, quasi risibili”, ha detto Sommovigo senza mezzi termini. E ha precisato che non si tratta di una polemica di natura partitica, ma generale. “Neanche l’opposizione - ha chiarito - si impegna a fare qualcosa di veramente significativo per risolvere il problema”. Risultato, “la situazione peggiora e aumentano i suicidi”.
Secondo Sommovigo, la soluzione c’è: ed è liberare le carceri di tutte le persone per le quali la detenzione non è assolutamente necessaria. “Solo una esigua minoranza di detenuti - ritiene - non può stare altrove se non in cella. E se è vero che magari sul momento una alternativa non c’è, nel corso del tempo arriva sempre”. Dunque, secondo il presidente della Camera Penale della Spezia sarebbe necessario “emettere meno misure cautelari, e questo è un problema della magistratura ordinaria, e studiare e finanziare più misure serie di alternative al carcere”. Sommovigo auspica però anche “iniziative forti, indulto e amnistie”.
È una linea opposta rispetto a chi invoca più arresti e più carcere. Sommovigo ne è consapevole e non elude il tema, al contrario. “Il giustizialismo non risolve i problemi, li aumenta - dice - così come le pene più alte non fanno calare le azioni criminose. Sono dati di fatto. Sono le buone misure alternative, a funzionare, a permettere di risocializzare le persone e a evitare che ricadano nell’errore, una volta scontata la pena”. Il presidente sottolinea poi un altro aspetto. Afferma che “i crimini sono in crollo, in Italia, fra i Paesi più sicuri al mondo”.
Vi è dunque una posizione controcorrente rispetto a chi sostiene esista una emergenza legata alla criminalità. “È un falso problema - spiega - invocare un aumento delle pene e un ampliamento delle carceri. Non servirebbe a niente, non migliorerebbe le cose. Il vero problema culturale di questo Paese, in questo momento storico, è il giustizialismo, invocato sia da destra che da sinistra, pur con prospettive diverse”. Con la delegazione che ha fatto visita al carcere della Spezia c’era il garante comunale spezzino dei diritti dei ristretti, Agostino Codispoti. Ad accoglierli, la direttrice della struttura detentiva Maria Cristina Bigi, la responsabile dell’area socio educativa Licia Vanni, il comandante della polizia penitenziaria Marco Pugliese.









