di Massimo Merluzzi
La Nazione, 30 agosto 2026
Visita all’istituto di Villa Andreino degli avvocati della Camera penale spezzina. L’importanza dei percorsi rieducativi e di spazi riservati a situazioni di disagio. Numeri in eccesso e difficile convivenza in cella tra detenuti affetti da disagi psichici oppure dipendenze. Anche l’istituto penitenziario di Villa Andreino non è immune da problematiche comuni alle altre carceri italiane anche se il disagio è decisamente contenuto e di minore impatto. Una realtà che gli avvocati della Camera penale spezzina hanno nuovamente verificato con mano aderendo al progetto nazionale “Ristretti in Agosto” promossa dall’Unione della Camere Penali Italiane. Anche l’istituto circondariale di via Fontevivo non fa eccezione nei numeri in eccesso.
A fronte di una capienza regolamentare di 153 detenuti, sono presenti in istituto 220 persone. La delegazione della Camera Penale della Spezia guidata dal presidente uscente Fabio Sommovigo e dalla vice presidente Raffaella Nardone è stata accompagnata nella visita dal garante comunale spezzino dei diritti delle persone private della libertà personale, Agostino Codispoti e dal presidente dell’Ordine degli avvocati della Spezia, Daniele Caprara.
Dai colloqui è emerso come anche a Spezia esista realmente il problema delle sofferenze psichiatriche, presenza di tossicodipendenti ai quali dovrebbero essere riservate misure differenti dal carcere. Difficoltà non certo dipendente dalla linea voluta dall’istituto spezzino ma che paga le misure non sufficienti del Governo che sul tema dell’emergenza carceraria deve ancora muover passi importanti. La visita, che rientra nel periodico focus che la Camera penale nazionale orienta sul sistema carcerario, sulle condizioni di detenzione, sul tragico fenomeno dei suicidi organizzando incontri e iniziative nel corso dell’anno ha quindi avuto come obiettivo quello di ribadire la vicinanza alla popolazione detenuta e agli operatori del mondo carcerario, sollecitando la politica, le istituzioni e l’opinione pubblica a un impegno concreto per riportare il sistema penitenziario italiano dentro i confini della legalità costituzionale.
I legali si sono poi confrontati con la direttrice Maria dell’istituto Cristina Bigi e il comandante della polizia penitenziaria Marco Pugliese e la responsabile dell’area socio-educativa Licia Vanni ribadendo la necessità dell’adozione di misure dirette al potenziamento del personale educativo, sanitario e di supporto psicologico, e una revisione delle politiche penali tese a sostituire la detenzione con misure trattamentali alternative.









