La Stampa, 31 luglio 2019
Il suicidio del detenuto nel carcere della Spezia accende i riflettori sullo stato di degrado in cui sono costretti a vivere le persone recluse nella casa circondariale. A lanciare l'allarme è la segreteria regionale della Federazione nazionale sicurezza della Cisl. E lo fa scrivendo una lettera al provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria.
"Esiste una problematica che si protrae ormai da diverso tempo e che coinvolge tutto il personale operante all'interno della casa circondariale della Spezia, sia della polizia penitenziaria sia amministrativo. È il sovraffollamento che giorno dopo giorno, numeri alla mano (ad oggi abbiamo circa 230 ristretti a fronte di capienza massima prevista di 151 unità) mette a dura prova la capacità operativa dell'intero Istituto.
Gli sforzi e i sacrifici degli operatori in divisa e non, sono davvero encomiabili, anche se a volte ciò non basta per affrontare le innumerevoli difficoltà logistiche, operative e burocratiche che si presentano quotidianamente". E la segreteria Fns aggiunge: "La carenza di posti liberi, dove mettere i nuovi reclusi, crea grossi disagi ed impossibilità di differenziare i soggetti secondo i criteri previsti dall'ordinamento penitenziario, specialmente coloro i quali si sono resi responsabili di gravi eventi, quali risse o aggressioni.
Poi c'è la massiccia presenza di detenuti con problematiche psichiatriche che spesso assumono comportamenti aggressivi di difficile gestione. Auspichiamo un intervento volto ad alleviare le criticità, per restituire al personale, stremato dai gravosi turni ormai perennemente attestati sulle otto e più ore lavorative, dignità e serenità professionale".










