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di Corrado Ricci


La Nazione, 7 dicembre 2020

 

Felici dell'esperienza: "Sto ritrovando la mia dignità di uomo". "Una grande gioia sentirsi apprezzare dalla gente per l'impegno profuso". Un'esperienza educativa per i detenuti, sulla via della libertà da ritrovare, di cui intanto riassaporano il piacere. Un'occasione di recupero di decoro, a costo zero, di spazi verdi della città. Valori e opportunità di saldano nel programma di lavoro extra-murario di alcuni carcerati della casa circondariale spezzina.

Ciò avviene sull'onda di un protocollo di intesa fra il sindaco del Comune Pierluigi Peracchini, la direttrice di Villa Andreino Anna Rita Gentile e il legale rappresentante dell'Ats (Isforcoop capofila) Sergio Pinazzi. La Stella polare è l'articolo 27 della Costituzione che fissa il principio della finalità educativa della pena per favorire il reinserimento dei detenuti nella comunità.

Gli effetti indotti sono il prodigarsi per essa dei detenuti e la restituzione alla decenza e alla fruibilità di spicchi di territorio trascurati. Abbiamo incontrato in carcere i primi tre reclusi impegnati nel progetto, dal ritorno dal lavoro. Erano stanchi ma felici. Parole importanti, le loro. "Sto ritrovando la mia dignità di uomo. È un'esperienza molto bella, arricchente, soprattutto per la considerazione che percepiamo: da parte degli operatori che ci seguono e da parte della gente comune che ci ringrazia per quello che facciamo" dice Marco, un passato da contrabbandiere di sigarette.

"Non ho mai visto così pulito il parco della Maggiola. Mi ha detto una signora apprezzando il mio lavoro. Beh, una bella soddisfazione. Ci sentiamo i cavalieri della città" dice Ettore finito in carcere per le gravi ferite arrecate ad un poliziotto spinto giù dalla tromba delle scale durante il suo intervento per sedare una rissa. "Fu un errore, nel parapiglia lo scambiai per un contenente. Mi piacerebbe, una volta uscito dal carcere, incontrarlo, stringergli la mano e raccontagli che sono migliorato.

Mai reagire alla cieca, questo l'insegnamento maturato..." racconta, ravveduto e felice di aver concorso a tirare a lucido anche l'area di Pagliari, vicino ai Cantieri Sanlorenzo. A far parte del team dei cavalieri, anche un straniero, Kasemi, origini albanese. Lo Stato, al suo ritorno, gli ha presentato il conto di una vecchia condanna per immigrazione clandestina. "Mi sto impegnando molto sperando di tornare a fare il muratore" dice tesaurizzando la sua buona manualità di cui ha dato prova nel rimettere in sesto l'area di via Prosperi.

Storie diverse, volontà comune: tornare a godere della libertà con ritrovata coscienza. Quella oggetto delle cure dei percorsi educativi interni che, coordinati dalla direttrice Gentile, vedono impegnate in prima linea Licia Vanni (capoarea Trattamento) e Simona Gallo (funzionario giuridico pedagogico).

Entusiasta il sindaco Pierluigi Peracchini: "È un progetto che ci rende molto orgogliosi perché dà speranza e dignità a persone invisibili e che, come dice la nostra Costituzione, vanno reinserite gradualmente nella comunità con un percorso riabilitativo. Inoltre, è importante inserirle in un percorso che le aiuti a non ricadere più negli stessi errori, trovando una prospettiva nuova e diversa con un'occupazione che sia significativa per la collettività. Non è il primo progetto che stringeremo con la Casa Circondariale spezzina, che ringrazio per l'opportunità di realizzare concretamente il bene comune".

Quello dei lavori esterni è uno dei tasselli del mosaico creato per preparare i detenuti al ritorno in società, anche nell'auspicata prospettiva di poter trovare un lavoro", dice la direttrice Gentile. Una 'palestra' è rappresentata dall'officina di carpenteria nella quale vari detenuti partecipano alla costruzione di manufatti, di pezzi di design 'ordinati' da committenti aziendali. "Come le sedie esposte anni fa alle Fiera di Milano: un orgoglio vederle e pensare che erano state realizzare dai nostri ragazzi" dice Licia Vanni che segue anche gli altri laboratori, di teatro e di musica.