di Sondra Coggio
Il Secolo XIX, 28 luglio 2019
Avrebbe dovuto affrontare il processo che lo vedeva imputato, con l'accusa di furto aggravato. Era in attesa di giudizio, associato alla casa circondariale di via Fontevivo. Improvvisamente, ieri, un giovane di 32 anni, originario della Polonia, si è tolto la vita in cella. Era l'ora di pranzo, attorno alle 13. Aveva preparato un cappio, senza farsi notare. È salito su uno sgabello ed è saltato giù.
In quella stanza c'era soltanto il compagno di cella, che ha dato l'allarme. L'intervento della polizia penitenziaria è stato rapido, ma la situazione è apparsa subito molto grave. Si è tentato un prolungato massaggio cardiaco, per quasi un'ora. L'uomo non si è mai ripreso. Nel salto, ha probabilmente riportato traumi troppo gravi, che hanno impedito il salvataggio.
Un episodio drammatico, che ha scosso e commosso l'intera comunità carceraria. Cordoglio per il giovane, che non c'è più. Vicinanza umana ai suoi familiari. E inevitabili polemiche sul sovraffollamento di Villa Andreino, che - a ieri - risulta avere al suo interno 238 ristretti, a fronte di una capienza di 151. "Solo pochi giorni fa è evaso un detenuto di trent'anni, che avrebbe concluso il periodo di detenzione nel 2021, per reati di furto - sottolinea il segretario regionale Uil penitenziaria, Fabio Pagani - ha approfittato di un permesso premio e non è più rientrato. Sono tutti episodi che fanno emergere una situazione di fragilità. L'istituto vive una emergenza sovraffollamento, servono nuove assunzioni, serve un potenziamento del personale, in difficoltà a far fronte alle esigenze che un carcere comporta". Pagani fa notare che "Spezia è priva di un direttore titolare, in quanto la direttrice è stata assegnata altrove e qui risulta solo reggente". Una situazione che va risolta, dice il sindacalista: "Si sommano problemi locali e generali - sottolinea - speriamo che governo e parlamento affrontino il tema delle criticità che affogano il sistema penitenziario nel degrado e nell'inefficienza".
A fine 2018 il sindacato Sappe ha calcolato un sovraffollamento delle carceri liguri pari a 370 detenuto, con 1.490 presenze a fronte di 1.128 posti. Fra questi, 788 stranieri. Alla Spezia la percentuale di ristretti non italiani è del 57%. Lo scorso anno la polizia penitenziaria ligure ha sventato 30 suicidi. In altri quattro casi non si è riusciti a evitarli.
Nei primi mesi del 2019 i tentativi di suicidio in carcere sono stati già 11. Nel 2018 ci sono stati nelle carceri liguri 444 azioni di autolesionismo, 343 colluttazioni, 46 ferimenti, 142 scioperi dei detenuti, 28 rifiuto del vitto, 167 danneggiamenti a celle, 295 proteste, 50 proteste per le pessime condizioni di detenzione, 127 proteste con battitura alle inferriate, 11 rifiuti di rientrare nelle celle.










