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www.cittadellaspezia.com, 21 febbraio 2015

 

L'ex sindaco presenta il suo libro con un colloquio con i detenuti di Villa Andreino. L'avvocato Alessandra Ballerini: "La politica non deve rincorrere la pancia della gente, semmai deve elevare le coscienze". "La vera felicità non sono i soldi ma la libertà". Parole che hanno un significato ancora più incisivo, se pronunciate di fronte ad una quarantina di detenuti.

Le ha pronunciate l'ex sindaco della Spezia, Giorgio Pagano, parafrasando il presidente uruguaiano Pepe Mujica, nel corso dell'incontro in cui ha spiegato di fronte ai carcerati di Villa Andreino i contenuti del suo ultimo libro, "Non come tutti" (Edizioni Cinque Terre), attraverso di una conversazione con Alessandra Ballerini, avvocato civilista, specializzato in diritti umani e immigrazione.

"L'iniziativa di oggi - hanno spiegato nell'introduzione Licia Vanni, responsabile dell'Area trattamentale, e Agostino Codispoti, funzionario giuridico pedagogico, che hanno organizzato l'evento - è la prima di una serie di incontri che proseguirà il mese prossimo con la presentazione di Fifty, il libro di Paolo Asti. Stiamo affrontando un periodo difficile, che vede le prigioni riempirsi delle classi più povere della popolazione. Abbiamo pensato di invitare Pagano e Ballerini perché crediamo che siano tra i pochi che hanno ancora la capacità di trasmettere un po' di fiducia".

Di fronte a una platea attenta e interessata, Alessandra Ballerini ha preso la parola per presentare l'autore: "Con Giorgio condivido alcune passioni, tra queste quella per la Costituzione e l'uguaglianza. Troppo spesso si pensa che aiutando gli ultimi si tolgano diritti agli altri, invece è fondamentale tenere salda la mira verso il principio dell'uguaglianza. Questo è uno dei concetti che emergono dalla lettura del libro".

Pagano ha quindi spiegato perché nel corso del suo mandato dedicò tanta attenzione all'avvio di attività che coinvolgessero anche i detenuti, come per il ripristino delle aiuole di Passeggiata Morin. "Per conoscere un Paese bisogna andare a vedere lo stato delle sue galere. E il carcere deve essere un momento di rieducazione", ha esordito il presidente dell'associazione Mediterraneo tenendo in mano il volume che ha come copertina la fotografia di un murale realizzato da un detenuto proprio all'interno di Villa Andreino.

"Come dice Italo Calvino ne Le città invisibili, nell'inferno in cui viviamo dobbiamo cercare ciò che non lo è. Questo è il ruolo della politica, questo è il compito della sinistra. Dobbiamo evitare il rischio di combattere una guerra tra ultimi e penultimi: non si può cercare di dare lavoro ai disoccupati togliendo diritti a chi un'occupazione ce l'ha. È chi possiede, chi è ricco che deve rinunciare a qualcosa. Ritornando alla metafora dell'inferno, ciò che non lo è, è la parte migliore di noi: il vero cambiamento è personale, prima che sociale. La vera riforma è quella della nostra vita. Nella comunità di San Benedetto - ha detto Pagano, ricordando Don Andrea Gallo - faccio notare che gli assistiti, dopo aver cambiato la loro vita, esserne ritornati padroni, diventano assistenti".

Oltre agli aspetti sociologici, nell'incontro sono stati affrontati anche temi riguardanti l'attualità italiana: "La politica - ha affermato l'avvocato Ballerini, riferendosi alle dichiarazioni di Matteo Salvini contro i soccorsi agli immigrati nel canale di Sicilia - non deve rincorrere la pancia della gente, non ne deve cavalcare le paure. Semmai deve fare il contrario: deve elevare le coscienze, deve insinuare il dubbio".

Pagano ha infine ripercorso le tappe del suo ultimo periodo da sindaco. "Nella mia vita ho sempre avuto la libertà come faro, e il potere è un elemento che la limita fortemente. Per questo rimasi al mio posto per completare il mandato invece di dare le dimissioni per andare verso la Camera dei deputati. La mia canzone è "Like a Rolling Stone", la canzone del cambiamento, della rottura. Non credevo più nel mio stesso partito che stava per trasformarsi, vedevo il degrado incipiente e ho deciso di cambiare vita, di fare attività politica dal basso. Per questo nel mio libro dico che la sinistra non può essere come tutti, deve distinguersi, anche proponendo soluzioni che possono essere impopolari. La Bossi-Fini e la Fini-Giovanardi riempiono le carceri di persone che non costituiscono un reale pericolo per la società, bisognerebbe parlare di amnistia e di abolizione di queste leggi, anche se oggi sul tema della sicurezza la linea è all'esatto opposto".

Un giovane detenuto di 27 anni ha portato la sua testimonianza di immigrato: "Avevo 14 anni e navigammo per 6 ore su un gommone. Sbarcai a Lecce e presi il treno a Bari, scesi alla stazione spezzina senza conoscere nessuno. Venni affidato ai servizi sociali e oggi sono qua per scontare un errore che ho commesso: spero di avere una seconda occasione per ricostruirmi una vita. Quando partii dall'Albania il mio Paese stava molto peggio, mentre in Italia tutto sembrava andare a gonfie vele. Per quel viaggio rischioso pagai un milione di lek, l'equivalente di 700 euro".

La situazione è cambiata e oggi un giovane albanese potrebbe attraversare l'Adriatico senza doversi imbarcare illegalmente. "Oggi dall'Albania all'Italia non occorre il visto d'ingresso, per tre mesi un cittadino albanese - ha concluso l'avvocato Ballerini - può stare sul territorio italiano. La sinistra deve proporre idee rivoluzionarie, proprio come questa: 13 anni fa nessuno avrebbe pensato che la situazione sarebbe cambiata in questo modo. Perché oggi non possiamo fare una proposta simile per altri Paesi in guerra, attraverso un visto per asilo? Il viaggio aereo costerebbe meno, non ci sarebbero i rischi di due giorni e due notti di gommone, non ci sarebbero tante risorse a disposizione delle mafie e il 2014 non si sarebbe concluso con quattromila cadaveri ripescati tra le onde".