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cittadellaspezia.com, 31 luglio 2026

Inaugurato il nuovo spazio all’interno della struttura nell’ambito del progetto “Integr-Azioni”. In dieci anni la rete territoriale ha attivato oltre 260 percorsi di inclusione lavorativa. Guardare alla vita oltre il carcere, imparare un mestiere e ricominciare, avvicinarsi a questa opportunità anche quando si sta ancora scontando la propria pena. A breve, ad esempio, la casa circondariale di Villa Andreino alla Spezia avrà a pieno regime una cucina professionale di cui i detenuti potranno usufruire attraverso percorsi e laboratori mirati.

Il progetto “IntegrAzioni” parte da qui e quest’anno ha raggiunto la sua nona edizione. Realizzato dall’Associazione Mondo Nuovo Caritas Odv, dalla Fondazione Carispezia e da oltre ottanta realtà produttive del territorio, il progetto “IntegrAzioni - Percorsi di speranza” è stato presentato questa mattina, nel carcere di Villa Andreino, anche attraverso un video ricco di testimonianze di aziende che hanno accolto persone detenute, oggi reinserite nel mondo del lavoro e nella società. L’iniziativa, nata nel 2016 da un Protocollo d’Intesa che coinvolgeva anche il Parco nazionale delle Cinque Terre, Confagricoltura e la Confederazione italiana agricoltori (Cia), ha visto in questi anni l’attivazione di 261 percorsi di inclusione lavorativa, sfociati in 84 contratti a tempo determinato e 81 a tempo indeterminato, oltre alla nascita delle cooperative sociali “Il Sicomoro” e “Il Cedro”.

“Integr-Azioni” è il frutto di un sistema che rieduca e sostiene la popolazione detenuta soprattutto attraverso la formazione. Elementi che, solo se uniti, possono fare la differenza, come sostenuto anche dagli attori del progetto a partire dalla direttrice del carcere Maria Cristina Bigi. “Quando riesco a realizzare qualcosa di questo tipo penso che il mio lavoro abbia un senso - ha spiegato la direttrice -. In realtà, secondo me un dirigente penitenziario deve continuare a garantire, nelle migliori condizioni di sicurezza possibili, percorsi di formazione e di studio volti a una crescita culturale e formativa. La mia esperienza di direttore - ormai quasi trentennale - mi dice che le persone, se incentivate a svolgere certi tipi di attività, rispondono, e rispondono molto positivamente. Non tutte pienamente, qualche errore sicuramente capita, però la maggior parte risponde e riesce poi a trovare un proprio fuoco sul territorio. Ringrazio tantissimo la realtà della Spezia per la sensibilità trovata in questi anni da parte di tutti, un supporto fondamentale per permetterci di lavorare in modo continuativo. Ciascuno di noi non conosce tutte le sfaccettature dell’animo umano, però so una cosa: quando mi confronto con un detenuto e cerco di comunicargli di credere in se stesso, spingendolo a tirar fuori nuovi aspetti di sé, vedo una proiezione verso il futuro. Credo quindi non vada mai interrotta la speranza di potersi vedere in modo diverso, inseriti nella società. La detenzione ha senso se serve a far sì che le persone abbiano una pausa, un’altra vita in cui riannodare fili magari sciolti o slegati per tante motivazioni. Questo progetto costruito insieme è un dato reale, un piccolo punto di inizio per consentire ai nostri detenuti di svolgere un lavoro in modo continuativo. E questo per me è importantissimo. Vorrei infine rivolgere un grazie particolare al mio personale dell’area educativa, dell’area contabile e dell’area sicurezza. Lo dico sempre in ogni occasione: i direttori da soli non possono fare molto senza collaboratori validi. E io sono fortunata”.

La vice presidente della Fondazione Carispezia, Linda Messini, ha spiegato: “Questo progetto nasce nel 2016 da una progettazione di Fondazione Carispezia, diventando nel tempo un modello stabile di collaborazione tra istituzioni, realtà locali e imprese, con partner in costante crescita. IntegrAzioni è un’iniziativa virtuosa e innovativa: da un lato offre opportunità e percorsi formativi a persone svantaggiate per favorirne l’inclusione, dall’altro risponde alle esigenze del territorio colmando la carenza di manodopera qualificata nei settori della manutenzione del verde, dell’agricoltura e della ristorazione, estendendosi anche alla nautica. Il valore sociale del progetto è impreziosito dalla scelta di svolgere parte delle attività nella casa circondariale, un contesto in cui la Fondazione opera già con l’iniziativa teatrale Per Aspera ad Astra. A questa esperienza culturale si è aggiunto un corso di formazione professionale con laboratori di cucina, promosso insieme all’Istituto di istruzione superiore Casini e alla Caritas. Fornire competenze concrete e spendibili favorisce il reinserimento dei detenuti in una comunità che ci auguriamo sia sempre più pronta ad accoglierli. La cifra della civiltà di un Paese risiede proprio nell’impegno a non lasciare indietro nessuno”.

Giovanni Pontali dell’Associazione Mondo nuovo Caritas ha rimarcato i valori dell’intero progetto e parlato anche del nuovo laboratorio di cucina: “L’auspicio per la prossima edizione di Integr-Azioni è di trovarsi per un pranzo preparato direttamente all’interno di questa nuova cucina, un traguardo che darà concreto valore e sostanza agli obiettivi di inserimento perseguiti dal progetto. Il ruolo iniziale di Fondazione Carispezia è stato fondamentale: senza il supporto dei tre presidenti che si sono succeduti, del consiglio di amministrazione e di tutti i collaboratori, questi dieci anni di percorso non sarebbero stati possibili. Quello che all’inizio sembrava un progetto quasi folle, nato con il Parco nazionale delle Cinque Terre, Confagricoltura e la Confederazione italiana agricoltori (Cia), è diventato un modello territoriale capace di coinvolgere solo la provincia della Spezia ma anche la Lunigiana, sbarcando dall’anno scorso nell’alta Lunigiana insieme al Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano e alla Società della salute della Lunigiana. Tra le esperienze più significative che hanno segnato questo percorso vanno ricordate la collaborazione con lo Spezia Calcio per la manutenzione dello stadio, la produzione dello Sciacchetrà del migrante con l’azienda agricola Possa di Riomaggiore e il recupero dei muretti a secco con la Fondazione Manarola. Oltre alla Fondazione, ringrazio gli enti di formazione e le scuole, tra cui l’Istituto di istruzione superiore Casini e il Cpia. Senza di loro queste iniziative non sarebbero realizzabili, perché l’inclusione non può prescindere dalla formazione, anche minima, come i corsi Haccp. Un’altra componente cruciale è il mondo delle imprese, insieme alle associazioni di categoria e alle sigle sindacali. Senza le aziende creeremmo solo grandi aspettative e competenze, destinate alla frustrazione di non vedere concluso il percorso. Gli imprenditori accolgono queste persone non per compassione, ma per dare una risposta concreta che unisce l’offerta e la domanda di lavoro. In dieci anni, molti beneficiari si sono stabilizzati nella stessa azienda, si sono radicati sul territorio e hanno formato una famiglia. Abbiamo accolto persone provenienti da percorsi di giustizia, dall’area del disagio e dell’emarginazione, ma anche over 60 rimasti senza occupazione che hanno dovuto reinventarsi. Ringrazio infine le istituzioni, in particolare il Comune della Spezia per i progetti di inclusione socio-lavorativa, e tutti gli altri comuni che si sono avvicinati, oltre alla Prefettura, all’Asl, agli istituti scolastici e alla Marina militare. Tutte componenti che nel tempo, conoscendo il progetto, hanno deciso di sostenerlo”.

L’educazione e la formazione sono le chiavi dell’intero progetto, ambiti nei quali l’Istituto professionale di Stato per l’industria e l’artigianato, il Cpia e l’Istituto di istruzione superiore Casini giocano un ruolo di primo piano, affiancati da Isforcoop nell’avvio dei nuovi laboratori che comprenderanno anche un’area bar allestita accanto alla cucina grazie al cofinanziamento di Cassa Ammende. La dirigente scolastica dell’Istituto di istruzione superiore Casini, Silvia Arrighi, ha commentato: “Siamo presenti come riferimento scolastico dallo scorso anno, insieme al Cpia, all’Istituto professionale di Stato per l’industria e l’artigianato e all’Istituto di istruzione superiore Casini. Abbiamo così l’opportunità di lavorare concretamente con i nostri ragazzi. La cucina non è un semplice laboratorio manuale, ma rappresenta ricordo, memoria, identità, passione e creatività: iniziare da qui mi sembra la scelta migliore. Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito a questo risultato, che non vediamo l’ora di inaugurare operativamente”.

A nome delle istituzioni locali ha parlato l’assessore alla Sicurezza e alla Politiche sanitarie Giulio Guerri: “Porto i saluti dell’amministrazione comunale e del sindaco, ringraziando la direttrice, il comandante, gli agenti di Polizia penitenziaria, gli operatori amministrativi e dell’area trattamentale, oltre ai volontari che dedicano il proprio tempo a questa struttura. Questo progetto realizza un obiettivo in cui crediamo fermamente per il progresso della nostra comunità. Una società più giusta e sicura lavora sulla coesione e sulla solidarietà attraverso percorsi complementari: l’inserimento lavorativo di chi è in difficoltà e la formazione per promuovere l’integrazione. Nel contesto della casa circondariale, questo sforzo dà concreta attuazione al dettato costituzionale che assegna alla carcerazione una funzione di recupero e riabilitazione della persona”.