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di Fabio Lugarini

cittadellaspezia.com, 9 novembre 2024

In mattinata la visita alla Casa circondariale Villa Andreino, seconda tappa in Liguria dopo quella di ieri al carcere genovese di Marassi. Poi il convegno organizzato in occasione della presentazione del libro La fine della pena - dedicato a Mariateresa Di Lascia, fondatrice dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”. La storica Ong italiana, attiva internazionalmente, il cui principale obiettivo è l’attuazione della moratoria universale della pena di morte e più in generale la lotta contro la tortura insieme alla Camera penale della Spezia, porta anche nel levante della Liguria un’iniziativa che ha toccato tutta Italia e che ha visto l’organizzazione di circa duecento visite effettuate nelle carceri italiane tra il 2023 e i primi dieci mesi del 2024 nell’ambito della campagna denominata “Grande Satyagraha 2024: forza della verità sulle condizioni delle carceri”.

All’evento, organizzato per dare conto anche della visita all’istituto penitenziario, davanti ad una cospicua platea di avvocati, c’erano, tra gli altri, Fabio Sommovigo, presidente della Camera penale della Spezia, Rita Bernardini e Sergio D’Elia, presidente e segretario di “Nessuno tocchi Caino”, la senatrice Raffaella Paita, i garanti dei detenuti della Regione e della Spezia Doriano Saracino e Agostino Codispoti, i consiglieri regionali Davide Natale e Carola Baruzzo.

Gira l’Italia da mesi l’attivista Rita Bernardini che inquadra il contesto nazionale anche su quello particolare che, riguarda nella fattispecie, il carcere di Via Fontevivo: “Ci sono anche qui gli stessi problemi che abbiamo riscontrato in tutta Italia: oltre al sovraffollamento ci sono persone detenute che hanno problemi di integrazione perché sono dipendenti da sostanze stupefacenti in modo problematico, ci sono casi psichiatrici. Difficile seguirli in carcere in una situazione che, per quanto si sforzi l’amministrazione, genera poche attività. Abbiamo trovato sezioni praticamente chiuse dove la giornata non passa, poi, certo, l’amministrazione fa in modo che all’interno ci siano le scuole, anche le superiori come ad esempio l’istituto Alberghiero. Ma i lavori sono pochi, ci sono diversi articolo 21 oppure persone semi-libere che lavorano fuori di giorno per poi rientrare la sera”. Una situazione ancor più difficile a livello nazionale con numeri sconvolgenti e circostanze tristi, anche solo rimanendo nell’ultimo anno di monitoraggio: “Parliamo di 80 suicidi in carcere fra i detenuti, sette fra gli agenti della Polizia penitenziaria. Il sovraffollamento è arrivato al 133%, le morti anche per malattie varie sono 217 che è il numero più alto mai raggiunto nella storia penitenziaria italiana. Però non si sta facendo niente. Ringraziamo Papa Francesco per essersi espresso a favore di un provvedimento di clemenza che è più che mai utile perché molti detenuti sono vicinissimi a fine pena e rimanere in carcere senza cure significa uscire peggiori di come si è entrati. Occorrerebbe un po’ di saggezza anche da parte del nostro governo”.

L’impegno della Camera Penale spezzina è sottolineato dal presidente Fabio Sommovigo. Da una parte un focus sulle condizioni di vita dei detenuti, dall’altra anche quelle dei cosiddetti ‘detenenti’, gli operatori penitenziari costretti, per la cronica carenza di organici più volte acclarata dai sindacati di categoria, a turni massacranti e vittime anche loro delle condizioni in cui versano le carceri dovute al peso sempre più intollerabile del sovraffollamento: “Una visita ispettiva per valutare le condizioni della detenzione che in questo momento è una delle massime emergenze del Paese. Parliamo di ottanta suicidi da inizio anno, siamo vicini al record assoluto: le condizioni detentive sono di costante violazione da parte dello Stato della legge e della Costituzione.

Succede ogni giorno. Il carcere di Spezia è in una posizione migliore rispetto alla media delle carceri italiani per una fortunata sinergia messa in piedi fra la direzione, gli educatori e il personale della polizia penitenziaria che tentano di salvare qualcosa all’interno di un disastro che tuttavia riguarda anche la nostra realtà”. In questa situazione la Camera penale è costantemente attenta alla divulgazione del problema nel tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica: “E in questo momento - continua Sommovigo - siamo impegnati anche in altre attività come la mobilitazione contro il ‘pacchetto sicurezza’ che sta tentando di ristrutturare in senso autoritario il rapporto fra il cittadino e lo Stato e anche, in particolare, all’interno delle carceri, dei Cpr, e in tutte quelle situazioni c’è più debolezza, più fragilità sociale. Da questo punto di vista cerchiamo un contatto con la cittadinanza per sottolineare questi problemi”.

Un richiamo al governo, ad un pacchetto sicurezza che, qualora trovasse attuazione esecutiva, porterebbe ad un ripensamento sostanziale dei rapporti: “Il carcere in questo momento è uno strumento di esclusione dal contesto sociale dei soggetti marginali, dei soggetti più in difficoltà. Di contenimento anche della povertà e il pacchetto sicurezza tende a colpire la contestazione politica, le opinioni divergenti e le classi sociali meno abbienti, rendendole ancora più marginali e spingendole sempre di più verso un sistema di diritto penale illiberale ma presentato come panacea in modo del tutto ingiustificato perché il diritto penale non risolve i problemi sociali ma li aumenta ma è un facile strumento propagandistico per dire “metteremo quello o quell’altro in carcere”, soluzione che negli ultimi anni, da destra e da sinistra, si finisce sempre per proporre quando non si hanno altri tipi di soluzioni. Un sistema penale molto lontano da quello liberale che dovrebbe essere ispirato dalla Costituzione”.