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di Pierfrancesco Carcassi

Corriere della Sera, 30 marzo 2025

“Non avevo un lavoro e mi sono dato da fare. Conosco tutti nel quartiere”. Il giovane fuggito dalla Nigeria nel 2016 stava per essere espulso: quando il giudice ha visto le foto della sua attività, ha “fermato” la procedura. “C’era chi rideva di me, ora voglio trovare un impiego e portare qui moglie e figli”. Quando è chino sul marciapiede, gli occhi sono nascosti sotto il frontino del cappellino da baseball. Ma di tanto in tanto Happy alza la testa per salutare una persona del quartiere: allora si vede che quegli occhi seri, scuri, sorridono e si illuminano in un’espressione di gioia. A sud ovest di Padova lo conoscono in tanti: da anni spazza volontariamente le strade della città. Ha 28 anni. Rischiava di essere rispedito nel suo Paese, la Nigeria, da cui è scappato nel 2016

Quattro volte gli è stata negata la protezione internazionale. Ma grazie all’aiuto di Aleksandra Stukova, dottoressa in legge dello studio dell’avvocata Caterina Bozzoli, sul suo ricorso si deciderà nel 2030. Il giudice, quando ha visto le foto di Happy che spazzava i marciapiedi, non ha avuto dubbi: stop all’espulsione, fino all’udienza può restare in Italia. Per trovarlo basta seguire i piccoli cumuli di foglie accanto al marciapiede nel quartiere Sacra Famiglia. E’ lì, con la sua scopa e la sua paletta, che lo incontriamo. Parla inglese e qualche parola di italiano.

Happy, come è cambiata la sua vita con la sentenza che in rinvia il suo caso al 2030?

“Lavoro come prima (dà due colpi di ramazza, ndr). Ma sono molto, molto felice. L’Italia mi piace e tengo a stare qui, non voglio andare in altri Paesi in Europa”.

Quando è arrivato in Italia?

“Nel 2016, attraverso il deserto, la Libia, il Mediterraneo. Mi hanno portato in due campi (gli hub di accoglienza nel periodo più intenso degli sbarchi, ndr), prima nell’ex base militare di Bagnoli (nel Padovano, ndr), e poi a Torreglia. Sono scappato dalla Nigeria perché volevo una vita nuova: lì il Paese non funziona, ci sono furti, omicidi, violenza, sparatorie”.

Perché ha cominciato a spazzare le strade di Padova?

“Quando sono uscito dai campi non sapevo che fare, ero da solo. Non avevo documenti, non avevo un lavoro. Nel 2020 mi sono detto: che posso fare? Io non faccio casino, non voglio problemi, non posso andare avanti a elemosine. Con i pochi soldi che avevo ho comprato scopa e sacchetti e ho cominciato. Pulisco tutta la via, qui e in altri quartieri, lavoro dalle 8 alle 12 o alle 13 quando serve. Raccolgo foglie e sporcizia in un sacchetto e le butto nel cestino”.

La gente cosa le dice quando la vede?

“All’inizio qualcuno rideva di me. Mi dicevano: “Perché pulisci? Vai a trovarti un lavoro”. Io sono sempre stato zitto, tranquillo, senza rispondere, perché non voglio fare casino. Ma ancora oggi qualcuno me lo dice. Trovare un lavoro è quello che vorrei, ma senza documenti non posso. Io sono forte, posso lavorare”.

Una signora che sta andando a fare la spesa attraversa la strada solo per salutare Happy, gli dà una moneta: “Abbiamo sentito la notizia della sentenza, congratulazioni, facevamo tutti il tifo per te”. Happy la ringrazia. Non è l’unica persona che si ferma da lui durante il nostro dialogo.

Qui la gente le vuole bene però.

“Sì, ogni tanto se hanno bisogno mi offrono di poter spazzare le foglie anche nel loro giardino di casa in cambio di qualche euro. Mi aiutano. Non posso fare l’elemosina, fermare la gente e chiedere soldi. Chi mi vuole bene mi dà qualcosa, altrimenti va bene lo stesso. Ma spero di riuscire a trovare un lavoro e di imparare l’italiano”.

Dove vive?

“In casa di un amico a Padova, in un altro quartiere. Contribuisco alle spese con i soldi che riesco a raccogliere”.

Che lavoro faceva in Nigeria?

“Ero elettricista, ma vorrei cambiare: mi andrebbe bene anche fare il magazziniere. Lì ho una moglie e tre figli, li sento ogni settimana, quando va bene. Un giorno spero di portarli qui in Italia”.

Ha detto loro della sentenza?

“No, no, è troppo presto. Prima di farlo voglio aspettare che le cose si sistemino, di essere stabile e di avere un lavoro”.