di Arianna Finos
La Repubblica, 5 aprile 2023
Su Disney+ “The good mothers”, il racconto delle vicende di Lea Garofalo, Giuseppina Pesce e Concetta Cacciola. Nel cast Micaela Ramazzotti, Gaia Girace e Valentina Bellè. Reduce dalla vittoria come migliore serie televisiva dell’ultima Berlinale, arrivano su Disney+ le storie di Lea Garofalo (e sua figlia Denise), Giuseppina Pesce e Concetta Cacciola, tre donne capaci di ribellarsi al sistema patriarcale della ‘ndrangheta pagando un prezzo altissimo, spesso la vita, a volte senza il sostegno delle istituzioni. Prodotta da Wildside (gruppo Freemantle), vincitrice del Berlinale Series Award, “The good mothers” è disponibile dal 5 aprile su Disney+.
Si tratta di sei episodi tratti dal bestseller omonimo di Alex Perry, adattati da Stephen Butchard e diretti da Julian Jarrold ed Elisa Amoruso. “Appena ho letto la sceneggiatura ho capito che per me era una storia necessaria da raccontare - dice la regista - perché nonostante io fossi italiana non conoscevo nel dettaglio la vita di queste donne, ed era davvero importante dare loro una voce e un pubblico più ampio possibile. Per me finora ha rappresentato uno dei progetti più importanti e sono molto felice della collaborazione che c’è stata con Julian e gli altri. Siamo stati veramente una squadra: avere tutti lo stesso obiettivo, raccontare la storia del punto di viste di queste donne. Quindi raccontare la mafia non più dal punto di vista degli uomini, è stato un passo importante”. “L’elemento tragico della serie prosegue - è che la violenza e l’amore sono incarnate nella stessa persona, e ciò è insopportabile. Le protagoniste crescono con la violenza del padre e si innamorano di uomini che poi diventano violenti. Abbiamo cercato di raccontare storie di violenza senza mostrarla, ma anche il potere dell’amore che hanno queste protagoniste verso i figli. Sono diventate madri giovani, ma lo sono diventate una seconda volta quando hanno deciso di ribellarsi”. Julian Jarrow aggiunge: “Abbiamo cercato di ricreare il mondo autentico in cui hanno vissuto queste donne. Durante uno dei primi sopralluoghi a Reggio Calabria ho pensato che ci fosse una certa sensibilità. In quelle zone sono temi ancora scottanti”.
La storia delle quattro protagoniste s’intreccia con quella di una magistrata che intuisce che la ‘ndrangheta si può distruggerla dall’interno facendo leva sulle donne, mogli, madri, figlie dei boss, schiacciate da un quotidiano senza libertà, violento e soffocante. Spiega Alessandro Saba di Disney Italia: “Abbiamo scelto il progetto perché erano storie positive, non un altro racconto che finisce per mitizzare i criminali. Con uno sguardo femminile e senza retorica”. “È bello poter portare le loro storie nel mondo, molte donne, anche in condizioni meno estreme, vi si riconosceranno”, dice Elisa Amoruso. “Io sono stata coinvolta in questo progetto da Wildside, ho letto subito il libro da cui è tratta la serie, è stata una esperienza incredibile, anche se conoscevo la storia di due di loro, Garofalo e Cacciola, che erano le più note, entrare così tanto nel dettaglio delle loro vite, rendersi conto delle storie di queste donne che poco tempo fa, siamo parlando del 2009, 2010, ancora vivevano all’interno di famiglie così oppressive da non poter neanche uscire di casa, dover tornare subito dopo aver accompagnato i figli a scuola. Quindi donne che non hanno scelto il proprio marito, non hanno scelto di diventare madri, lo sono diventate magari a quindici, sedici anni loro malgrado. Quando si sono ritrovate nella posizione e nella difficoltà estrema di dover scegliere se restare o trovare il coraggio di rompere con queste famiglie. Lo hanno trovato, ci sono riuscite. E l’idea di questa donna magistrato che ha deciso di indagare su di loro, facendole diventare protagoniste e non lasciandole più invisibili. Dando loro visibilità, aiutandole in questo percorso di denuncia dei loro stessi padri, dei loro stessi mariti. Speriamo che questa serie abbia il pubblico più vasto possibile proprio per il messaggio che diffonde. Siamo grati a Disney+ per la libertà creativa, estetica e dei contenuti. Numerose donne si potranno riconoscere in questa serie: queste logiche del patriarcato si rispecchiano in numerosi Paesi”.
Micaela Ramazzotti è Lea Garofalo, vive per la figlia e per darle un destino diverso si contrappone alle logiche criminali della famiglia. Il 24 novembre del 2009 è a Milano con la figlia, dall’ex marito boss Carlo Cosco: non è più una testimone, ma viene comunque fatta sparire. Ha trentanove anni, Denise diciotto. Ramazzotti, come le altre attrici, accompagna la serie nella capitale tedesca: “Sono orgogliosa del progetto. Mi sono documentata, ho visto il film di Marco Tullio Giordana. Lea ha fatto una cosa potente, ci ha messo la faccia, ha fatto i nomi. Sapeva cosa rischiava. Ma ha teso l’arco e ha lanciato la freccia, ha lanciato sua figlia nel futuro, il più lontano possibile dal quel mondo chiuso, dall’omertà, dalla violenza”. Gaia Girace (L’amica geniale) è Denise. Testimone lucida e attendibile al processo, inchioderà gli assassini della madre: “È importante questo sguardo femminile, la forza di queste donne che si sono liberate, alcune uccise. Speriamo di portare un messaggio di speranza”. “Il titolo - dice Ramazzotti - è un gioco di parole bellissimo che racconta in pieno queste donne e la forza che hanno, Good mothers”.
“La loro lotta passa attraverso i figli”, racconta Valentina Bellè, che interpreta Giuseppina Pesce, colpevole di aver “disonorato” la potente famiglia. Resiste ai maltrattamenti e alle minacce ai suoi figli, fa arrestare i parenti. “Essere una buona madre, come dice il titolo, significa anche lottare per la propria libertà individuale e non solo quella dei figli. Non conoscevo la storia di Giuseppina Pesce, in Calabria mi sono sentita dire in faccia, anche da donne, “la ‘ndrangheta non esiste e lo Stato qui non c’è”. Se cresci in un ambiente dove non esistono alternative, non esiste neanche la verità, il rendersi conto della violenza in cui si vive”.
Simona Distefano è Concetta Cacciola, sposa a 13 anni un uomo che l’ha usata per entrare nel potente clan; si farà testimone di giustizia ma spinta dalla nostalgia per i figli torna a Rosarno: verrà trovata morta per aver ingerito acido muriatico: “La condizione sociale di queste donne non riconosce la libertà e la violenza serve per mantenere il controllo e mandare avanti il sistema patriarcale. Difficile uscire da un sistema e capire che c’è una vita migliore, sono le stesse madri che sostengono e difendono questo sistema perché è stato insegnato loro così”.
Stephen Butchard racconta le scelte fatte nella sceneggiatura: “La parte più difficile è stata la scrittura dei personaggi maschili, non volevo ricorrere a certi cliché sulla mafia né volevo che sembrassero cattivi, sono quello che sono perché ci sono nati. Volevamo mostrare qualcosa di differente, come il fatto che Cosco (Francesco Colella, ndr) si stesse rendendo conto che stava perdendo la donna che amava. Per raccontare la storia di queste donne dovevamo raccontare la storia di uomini reali, che perdono qualcosa anche loro”.










