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di Gerardo Villanacci


Corriere della Sera, 7 agosto 2021

 

Problema vaccini: l'obiettivo è sconfiggere l'intolleranza, dobbiamo scongiurare l'ulteriore diffusione di conflitti sociali. Per risolvere la complessa problematica dei vaccini, non c'è altra strada che abbattere l'intolleranza e sviluppare la cultura della solidarietà. D'altra parte la storia ma anche più semplicemente la cronaca di questi giorni, comprovano che una mera e non argomentata disapprovazione verso chi rifiuta di vaccinarsi può condurre ad un risultato opposto da quello voluto poiché fomenta una discriminazione che, a ben vedere, fonda sul pregiudizio che, paradossalmente, è ciò che caratterizza chi si oppone ai vaccini.

Purtroppo i pregiudizi oltre ad essere resistenti, in forza della naturale propensione a preservare le nostre opinioni misconoscendo ciò che le contraddice, tendono a rinforzarsi quando le ragioni poste in loro contrapposizione vengono percepite come strumentali. Ecco quindi che non è sufficiente limitarsi a demistificare le false credenze tra le quali, ad esempio, che attraverso i vaccini vengono iniettate microspie per controllarci oppure che i vaccini sono armi di distruzione di massa, ma devono essere fornite informazioni documentate volte a rinforzare la fiducia verso la ricerca scientifica.

In definitiva dobbiamo prendere atto che siamo esposti a un conflitto ideologico prima ancora che giuridico, tra i favorevoli e i contrari alla vaccinazione, la cui soluzione implica una analisi della composita rappresentanza di questi ultimi che, come documenta una recente indagine Ipsos, è per lo più costituita da persone anziane, meno istruite e in difficoltà economiche.

Non solo; l'ambiente culturale e sociale degli oppositori al vaccino, è distinto tra i no-vax (il 7%), che sostengono la pericolosità o quantomeno la inefficacia assoluta dei vaccini per la salute, e i free-vax (il 10%) che, a prescindere dalla dannosità dei vaccini, che potrebbe anche non sussistere, ritengono che la scelta debba essere assolutamente individuale. In questo caso il rifiuto è verso l'obbligo vaccinale e non del vaccino in sé. Sono aspetti, come è agevole comprendere, tutt'altro che trascurabili ai quali va ad aggiungersi la non secondaria circostanza che il 24% non vuole il green pass.

Che non si tratti solo di una battaglia giuridica contro la "illegittimità costituzionale", come viene normalmente argomentato nelle varie iniziative giudiziarie promosse, in particolar modo dagli operatori che ritengono di essere ingiustamente e illegalmente costretti a farsi iniettare un prodotto che potrebbe determinare ricadute negative sulla loro salute, basti considerare che viene sistematicamente ignorato il consolidato orientamento della Corte Costituzionale che, a partire da sentenze ormai datate (la n. 218 del 1994), ha stabilito che in presenza di un pericolo per la salute dei terzi, è incostituzionale una legge che non preveda l'obbligo del lavoratore, portatore del rischio, di sottoporsi a trattamento sanitario obbligatorio.

In questo surreale panorama le priorità sono la tutela della salute pubblica, essendo un dato incontrovertibile che in difetto di una cura l'unico fronte possibile alla diffusione della malattia è rappresentato dai vaccini, e scongiurare l'ulteriore diffusione di conflitti sociali.

Per rendere efficace questa prospettiva va chiarito che non è in discussione la inviolabilità del diritto a non curarsi o, se si preferisce, a non essere sottoposti ad alcun trattamento sanitario obbligatorio se non per disposizione di legge che, peraltro, allo stato non vi è. Bensì che il valore della solidarietà impone non soltanto l'adempimento di doveri obbligatoriamente imposti, ma anche di agire spontaneamente per soddisfare il presupposto di socialità che, a prescindere da qualsivoglia calcolo utilitaristico, sempre deve occupare una posizione centrale in uno Stato costituzionale.