di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 7 luglio 2022
Il capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria vuole delineare un vero e proprio programma che affronti la richiesta di tranquillità e sicurezza che proviene dal carcere, dal personale di Polizia Penitenziaria e dalle altre componenti professionali. Con una nota circolare, prende atto che i casi di atti di violenza ai danni degli operatori continuano a manifestarsi in varie sedi, preoccupando sia l’Amministrazione penitenziaria, sia la parte sindacale, la quale, in diverse occasioni, ha manifestato il disagio e le legittime preoccupazioni del Personale.
“Siamo ben consapevoli - scrive il Dap - che le forti criticità che sta attraversando il sistema penitenziario richiedono una risposta complessiva, sistemica e articolata, che tenda a garantire condizioni di un lavoro dignitoso e al miglioramento della qualità della vita in carcere”. Sottolinea che la consapevolezza del problema, a sua volta, implica la conoscenza certa e aggiornata delle caratteristiche del fenomeno, il suo andamento nel tempo, i suoi effetti. “Soltanto con un serio quadro conoscitivo sarà possibile strutturare il programma d’intervento”, annota il Dap, evidenziando che l’aumento di soggetti detenuti portatori di patologie psichiatriche o affetti da disturbi comportamentali, e comunque classificabili come ad alto indice di pericolosità, costituisce un elemento importante della questione.
Ma è solamente uno dei dati necessari per poterla affrontare. L’intenzione di Carlo Renoldi, il capo del Dap, è quella di costituire un sistema di raccolta e elaborazione dei dati relativi che consenta, al di là della semplice registrazione degli episodi, uno studio puntuale e utile per la definizione della strategia da porre in essere. Un percorso che, con i dovuti confronti interni ed esterni, secondo il dipartimento deve essere tracciato secondo le seguenti direttrici: individuare le Direzioni maggiormente colpite dal fenomeno; analizzare, con il coinvolgimento dei Provveditori e dei Direttori, le cause e le possibili soluzioni; varare un programma di addestramento che aiuti il Personale, prioritariamente in ordine di incidenza del fenomeno, a evitare di correre rischi nel corso degli inevitabili contatti professionali con la popolazione detenuta; dotare il Personale delle attrezzature fondamentali per operare in sicurezza quando si deve intervenire per bloccare soggetti che si sono resi responsabili di azioni violente, magari compiute con strumenti rudimentali atti a offendere (si vuole ricordare che sono ormai prossime all’acquisizione, a conclusione delle relative gare, diverse forniture di materiale, tra le quali 20.000 guanti antitaglio, 8.500 caschi antisommossa, 2.000 sfollagente e 2.000 kit antisommossa). Tali attrezzature, una volta acquisite, saranno assegnate, in maniera calibrata, a tutti gli Istituti penitenziari.
Non solo. Altra direttiva è quella di garantire un addestramento all’uso delle dotazioni in parola, direttamente nelle sedi, il quale dovrà essere accompagnato da un forte investimento sulla Formazione, che intendiamo realizzare attraverso la previsione di protocolli operativi nella gestione degli eventi critici, che sappiano offrire agli Operatori adeguate coordinate circa il ricorso a tecniche di negoziazione e sull’uso legittimo della forza. La nota circolare specifica che quanto illustrato è, evidentemente, parte di una programmazione degli Istituti che il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria vuole portare avanti, ma che il Renoldi intende rappresentare alle Organizzazioni sindacali al fine di aprire una stagione di lavoro congiunto e partecipativo sulla qualità della vita e dell’ambiente lavorativo negli Istituti penitenziari.









