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di Giulio Isola

Avvenire, 15 giugno 2026

Con il 54,8% dei voti cade l’iniziativa dell’Udc che voleva limitare la popolazione a 10 milioni di abitanti entro il 2050. Scongiurato anche il rischio di uno scontro con l’Unione Europea. La Svizzera non chiude la porta agli immigrati. E soprattutto non mette in discussione i suoi delicati rapporti con l’Europa. Con il 54,8% dei voti e la maggioranza dei cantoni contrari, gli elettori elvetici hanno respinto l’iniziativa popolare promossa dall’Unione democratica di centro (Udc), il partito della destra nazional-conservatrice, che puntava a inserire nella Costituzione un limite massimo alla popolazione residente permanente. Lo slogan era semplice e provocatorio: “No a una Svizzera da 10 milioni”. L’obiettivo dichiarato consisteva nell’impedire che il Paese superasse entro il 2050 la soglia dei dieci milioni di abitanti. Dietro quella formula, però, si nascondeva una stretta significativa all’immigrazione. Se approvata, l’iniziativa avrebbe obbligato le autorità federali ad adottare misure restrittive già al raggiungimento dei 9,5 milioni di residenti, intervenendo in particolare sull’asilo, sui ricongiungimenti familiari e sui permessi di soggiorno. Sullo sfondo vi era anche la possibilità di rimettere mano agli accordi internazionali, compreso quello sulla libera circolazione delle persone con l’Unione Europea.

Il voto rappresenta quindi una vittoria per il governo federale, per il Parlamento e per il vasto fronte economico e sociale che si era schierato contro la proposta. Fino agli ultimi giorni la consultazione appariva incerta, ma alla fine ha prevalso il timore delle conseguenze che una svolta restrittiva avrebbe potuto produrre sull’economia e sulle relazioni con Bruxelles. “Gli svizzeri hanno scelto stabilità, apertura e affidabilità”, ha commentato il ministro della Giustizia Beat Jans. A fare la differenza sono stati soprattutto i cantoni della Svizzera francofona, schierati compattamente per il no. Più diviso il versante germanofono, mentre il Ticino ha approvato il testo con una maggioranza risicata, pari al 50,7%. Per i promotori il risultato non cancella le preoccupazioni che hanno alimentato la campagna. L’Udc continua a denunciare gli effetti di quella che definisce “immigrazione massiccia”: pressione sul mercato immobiliare, infrastrutture congestionate e crescita della popolazione. Dall’introduzione della libera circolazione delle persone con l’Unione Europea nel 2002, gli abitanti della Confederazione sono infatti aumentati di circa 1,7 milioni, raggiungendo alla fine del 2025 quota 9,1 milioni. Secondo i dati governativi, circa l’80% di questo incremento è legato ai flussi migratori.

Gli oppositori hanno però convinto la maggioranza dell’elettorato che la ricetta proposta avrebbe creato problemi più gravi di quelli che intendeva risolvere. “Siamo riusciti a dimostrare che sarebbe stata estremamente pericolosa”, ha dichiarato Benjamin Mühlemann, co-presidente del Partito liberale radicale. Per il leader socialista Cédric Wermuth, invece, il voto segnala anche una crescente stanchezza dell’opinione pubblica verso le campagne anti-immigrazione che da anni caratterizzano la strategia dell’Udc. La consultazione conferma così una costante della politica svizzera: la diffidenza verso cambiamenti radicali che possano mettere a rischio l’equilibrio economico e istituzionale del Paese. Un equilibrio che, almeno per ora, continua a passare anche attraverso la libera circolazione con l’Europa. Nella stessa giornata gli elettori hanno invece approvato, con il 52,5% dei consensi, la riforma che restringe l’accesso al servizio civile, misura sostenuta dal governo con l’obiettivo di rafforzare gli effettivi dell’esercito.