sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Iolanda Barera


Corriere della Sera, 9 febbraio 2021

 

Il lavoro è anche riscatto personale. Lo sa bene Giuseppe (il nome è di fantasia). Ha avuto una vita difficile fin dall'inizio: è stato trovato neonato in una scatola da scarpe. Vincenzo Lo Cascio, il responsabile dell'ufficio centrale lavoro detenuti, l'ha conosciuto a Rebibbia, quando aveva scontato 15 anni e gliene mancavano ancora cinque.

"Nelle nostre carceri - racconta - abbiamo centinaia di persone che più di una vera e propria storia criminale, hanno una storia di sfortuna: abbandonati nella spazzatura alla nascita, recuperati e portati in ospedale, accolti nella casa famiglia, poi il marciapiede. Dal marciapiede alla piccola criminalità organizzata, quindi inevitabilmente carcere minorile, poi centri di accoglienza per persone che non hanno famiglia e, di nuovo, al marciapiede e al carcere".

Lo Cascio organizza le attività di pubblica utilità per i detenuti. Giuseppe, un giovane uomo con molti reati a suo carico ma dal comportamento eccellente in carcere, è uno di loro. Dopo mesi di colloqui e prove è stato impegnato nella pulizia delle aree verdi di Villa Pamphili. Il risultato è stato meglio delle aspettative: "Addirittura siamo riusciti ad assegnargli un gruppo da coordinare" spiega Lo Cascio.

Il gesto di una vecchietta che si è affacciata al balcone per offrire ai lavoratori del caffè è stata per lui una motivazione in più. Ora che è uscito dal carcere, fa il giardiniere, assunto regolarmente e, nel tempo libero, va spesso a trovare i detenuti impegnati nelle pulizie dei parchi. Ma c'è anche Giovanni. E uno "zingaro", sul quale nessuno avrebbe scommesso, visto le recidive, ed è entrato nelle attività di pubblica utilità grazie alla sua insistenza.

"Avevamo messo in conto che se ne andasse, per cui abbiamo messo in atto meccanismi di controllo di un certo livello. In realtà ha lavorato tantissimo. E quello che ci ha colpito è che tutti i giorni arrivavano sua moglie e i suoi bambini e rimanevano lì a guardarlo fino a quando saliva sul furgone della polizia penitenziaria per tornare in carcere. È stato un successo: perché è uscito dal carcere a gennaio 2020 e non è c'è più tornato".

O Marco, nato in un quartiere difficile di Roma, padre in galera, mamma assente. A suo carico una rapina andata male commessa da molto giovane, a casa una bella famiglia con i figli che l'aspettavano credendo fosse all'estero. "Siamo riusciti ad ottenere per lui dei permessi, così ha potuto andarli a trovare, e un posto di lavoro importante in una grossa azienda di giardinaggio".

Ha potuto ricominciare una nuova vita. Di belle storie ce ne sono tante. Il progetto ha riguardato in questi anni circa 1.800 persone in Italia. E la maggior parte, una volta uscite dal carcere, hanno trovato lavoro retribuito. "Perché hanno acquisito una professionalità - spiega Lo Cascio - Ma anche la consapevolezza che nella vita si può trovare un po' di riscatto".