di Carla Chiappini
Ristretti Orizzonti, 15 marzo 2026
E quindi l’ulteriore isolamento delle persone detenute in Alta Sicurezza, quelle con la pena più lunga e giustamente severa, quelle con un passato più pesante e - in larga maggioranza per esperienza diretta ormai consolidata nei tanti luoghi e nei tanti anni - quelle che aderiscono in modo particolarmente serio a tutte le offerte formative, se ben strutturate e competenti. Difficile comprendere. No al teatro a Roma, no agli incontri con gli studenti (dovunque e quindi anche a Parma dove collaboravamo da cinque anni e con reciproco impegno e interesse con il Liceo Romagnosi), no ai progetti legati alla Fiera del Libro a Saluzzo.
Non esiste una sola prescrizione di legge che escluda le persone detenute in Alta Sicurezza dalla rieducazione e dal confronto con l’esterno, non è scritto da nessuna parte e non si conoscono episodi che in qualche modo possano aver messo a rischio i cittadini impegnati in progetti di taglio culturale e formativo - meglio se seri e ben documentati - con queste persone. E nemmeno si conoscono fondate teorie pedagogiche a supporto della chiusura e dell’isolamento e, se esistono, sarebbe interessante conoscerle e magari discuterle insieme a figure competenti.
E dunque? Dunque si smobilitano sezioni con progetti culturali evoluti, si spostano persone come birilli da una parte all’altra dell’Italia, con costi esorbitanti per l’amministrazione penitenziaria e costi umani molto pesanti per le persone stesse che - senza motivi comprensibili - vedono interrotti tutti i percorsi “trattamentali” intrapresi con impegno e fatica: di nuovo una serie infinita di ostacoli e tantissimi “no”.
Un castigo duro da sopportare - senza colpe o responsabilità - che risulta davvero incomprensibile. E noi cittadini del Terzo Settore, indispensabili per sostenere la vita detentiva a fronte di una più che evidente difficoltà istituzionale, noi necessari e insostituibili per la gestione delle misure di comunità, diventiamo all’improvviso insignificanti e privi di dignità nel momento in cui chiediamo rispetto per le nostre attività. E se un giorno decidessimo di sottrarci, di uscire dal campo, che succederebbe? Chissà. Fino a quando pazienteremo, tentando di conservare una faticosa ma necessaria fiducia nelle Istituzioni? Già, Quousque tandem?











