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di Martina Marchiò*

La Stampa, 21 novembre 2025

Un modo per capire che mondo stiamo costruendo è misurare la distanza tra i diritti dei bambini sanciti dalle norme internazionali e la realtà di tutti i giorni nelle scuole e nelle pediatrie di molti angoli della Terra. Oggi questa è distanza è enorme. Tragica. Milioni di bambini in 56 Paesi con conflitti attivi vedono i loro diritti sistematicamente calpestati. Istruzione e salute chimere, sfruttamento e violenza routine. Solo nel 2025, ben 118 milioni di bambini hanno sofferto la fame, di questi 63 milioni a causa di conflitti armati. I bambini non sono solo vittime collaterali: sono diventati bersagli mirati.

Nella Striscia di Gaza, dove ho lavorato con Medici Senza Frontiere nel 2024 e nel 2025, il corpo dei bambini è un campo di battaglia. Il genocidio a Gaza, con la morte di oltre 20mila bambini, rileva una strategia agghiacciante: l’eliminazione sistematica delle generazioni future. Più di un bambino all’ora è stato ucciso a Gaza dal 7 ottobre 2023 a oggi. Così il corpo dei bambini viene usato come messaggio di annichilimento, di umiliazione, di sofferenza estrema inferta al singolo per colpire un intero popolo.

Questo attacco sistematico all’infanzia si manifesta in primo luogo con attacchi mirati sui bambini: negli ospedali supportati da Msf sono arrivati bambini che riportavano colpi precisi di cecchini israeliani sulla testa e sul petto. I chirurghi si sono meravigliati di questa precisione, dovuta alla scelta di mirare deliberatamente a quelle parti del corpo. Molti di questi bambini non sono sopravvissuti, altri hanno subito amputazioni. Non avevo mai visto così tanti civili amputati come a Gaza: oltre 15.000 persone hanno perso gli arti, tra cui più di 4.000 minori. Spesso non possiamo fornire una carrozzina o delle stampelle, perché Israele ne blocca tuttora l’ingresso considerandole a doppio uso.

C’è poi l’uso della fame come arma. Tutto ciò che poteva portare a un’autoproduzione di cibo a Gaza è stato distrutto, cucine e forni comunitari sono stati bombardati, così come serre e mulini, campi agricoli e ulivi secolari. Dal 7 ottobre 2023 a fine ottobre 2025 a Gaza 150 bambini sono morti per malnutrizione. Ho visto bambini raccogliere foglie tra le macerie per avere qualcosa da mettere sotto i denti, o cercare cibo tra i rifiuti. Per non parlare dei neonati prematuri o a basso peso, da madri malnutrite: 5 o 6 bambini nella stessa incubatrice. Portare nel proprio grembo una vita in un contesto di morte, distruzione e sfollamento forzato, ha un impatto enorme su di loro. Alcune manifestano problemi legati all’allattamento, e Israele ha continuato - anche dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco - a bloccarci l’ingresso del latte in polvere.

Questo si lega a un quadro più ampio di negazione delle nascite: a Gaza abbiamo assistito alla distruzione sistematica di strutture sanitarie legate al parto e alla gravidanza. Alcune donne con gravidanze a rischio vivono con la paura costante di ritrovarsi lontane da un ospedale durante il parto, a causa dello sfollamento continuo e della distruzione degli ospedali.

Infine, il genocidio a Gaza ha colpito l’infanzia attraverso la negazione dell’istruzione: le scuole sono state bombardate con lo scopo di interrompere l’educazione e quindi cancellare il futuro dei bambini. Nei nostri ambulatori spesso riceviamo bambini che ci dicono di non riuscire più a sognare. Un giorno un bambino ci ha detto di non sapere più che cosa diventerà da grande, perché non è rimasto più nulla a Gaza.

Tutti questi bambini e adolescenti che non conoscono altro se non violenza, occupazione, distruzione si portano dietro un trauma lungo due anni. Alcuni bambini parlando con i nostri psicoterapeuti chiedevano di morire per raggiungere un familiare che non c’è più, o per non soffrire più. Se la Giornata Mondiale dei Diritti dei Bambini appena trascorsa si limiterà a una cerimonia retorica, cancelleremo il futuro dei bambini. I bambini di Gaza hanno bisogno di cibo, cure e scuole. Hanno bisogno di futuro.

*Coordinatrice medica di Medici Senza Frontiere