di Francesco Bei
La Repubblica, 6 agosto 2021
Alla boa dei sei mesi di permanenza a palazzo Chigi, Mario Draghi ha portato ieri a casa quello che si annunciava come uno dei provvedimenti più divisivi della sua maggioranza: l'obbligo di Green Pass anche per scuola e trasporti. Si ricorderà che proprio questi due settori erano rimasti esclusi dal precedente decreto, proprio per la distanza delle posizioni all'interno del governo. Era la famosa conferenza stampa in cui il premier usò parole durissime contro chi cincischiava con i distinguo ("un appello a non vaccinarsi è un appello a morire o a far morire") e Salvini, pur non nominato esplicitamente, comprese bene di chi si stava parlando. Ne seguì un faccia a faccia tra i due a palazzo Chigi, un chiarimento politico e personale, eppure non sembra che le pressioni della Lega contro il passaporto vaccinale abbiano avuto effetto. È passata infatti una linea di massima precauzione, che di fatto equivale a un obbligo vaccinale per il personale scolastico. I duecentomila (ma pare che siano molti meno) resistenti no vax tra prof e personale Ata e amministrativi dovranno ora scegliere fra l'esibizione del Green Pass e lo stipendio. Sempre che non vogliano sottoporsi a un tampone ogni due giorni. Era un passaggio fondamentale e molto atteso per garantire che l'obiettivo strategico di riportare tutti gli alunni in presenza non venisse vanificato dall'egoismo o dall'ignoranza di una minoranza che continua a fuggire dal vaccino.
Salvini incassa un'altra mezza sconfitta e per misurarla bastava leggere il commento rassegnato del principale ideologo no Green Pass della Lega, Claudio Borghi, che alla affezionata platea no vax dei suoi follower ieri sera confessava: "Ho fatto il possibile ma ho perso. Mi scuso con tutti voi". Il problema è che il segretario del Carroccio si era attestato su una posizione, anzitutto sul piano della comunicazione politica, palesemente fuori dalla realtà e dalla rotta che Draghi aveva già indicato quindici giorni fa. Riassumibile in sostanza in questo modo: niente obbligo vaccinale (a differenza del personale della Sanità) ma Green Pass esteso alla scuola come garanzia di libertà e di ripresa. Che la posizione contraria di Salvini fosse insostenibile era chiaro anche per le dichiarazioni a favore del passaporto verde di tutti i governatori della Lega. Auto-isolato nel suo stesso partito, Salvini ieri sera faceva trapelare soddisfazione per l'esito del Consiglio dei ministri. Ma sembrava più che altro una ritirata strategica per non dover ammettere di aver sbagliato a intestardirsi contro il Green Pass.
E tuttavia il metodo Draghi consiste in un continuo esercizio di pragmatismo, lontano da considerazioni su chi possa cantar vittoria su questa o quella decisione. Ora, se è vero che il capo leghista sembra uscire malconcio dalla giornata di ieri, questo è dovuto principalmente a un suo errore di comunicazione. Perché in realtà la linea del governo non si è affatto appiattita sulle idee di chi avrebbe voluto un'estensione totale e immediata del documento verde a tutti i settori. Sui trasporti, ad esempio, Draghi ha tirato la coperta dalla parte opposta. Raccontano che il ministro Speranza avrebbe voluto da subito un obbligo di Green Pass anche su aerei e treni a lunga percorrenza, con i ministri Patuanelli e Franceschini disposti al massimo a spostare l'imposizione al 20 agosto. Il premier ha invece preferito dare ascolto al settore del turismo, rinviando al primo settembre il divieto di far salire a passeggeri sprovvisti del lasciapassare. "Avremmo messo in difficoltà migliaia di italiani che sono già in vacanza e hanno prenotato treni e aerei per rientrare", fa notare un ministro che ha condiviso la linea del capo del governo. È la trincea della realtà in cui Draghi ha deciso di assestarsi, senza preoccuparsi troppo di chi possa scontentare (una lezione che i più massimalisti tra i Cinque Stelle hanno dovuto subire sulla giustizia).
Resta intatto lo scoglio del lavoro. Cosa deciderà il governo per le aziende private, le fabbriche, gli uffici? La questione è molto delicata perché il bilanciamento tra due diritti in conflitto, quello alla salute e quello al lavoro, stavolta sarà più difficile rispetto ai settori - la sanità e la scuola - dove si è già intervenuti. Oltre alla prevedibile contrarietà della Lega, Draghi si troverà infatti a fronteggiare anche l'ostilità dei sindacati rispetto a un'ipotesi di obbligo di Green Pass per entrare in ufficio e nei luoghi della produzione. Dopo lo sblocco dei licenziamenti, sarà un'altra partita che può creare un solco con i rappresentanti dei lavoratori.










