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di Giampaolo Cadalanu

 

La Repubblica, 27 agosto 2020

 

Un cittadino su tre si dice pronto a votare per il partito che si ispira al vecchio regime spazzato via dalla primavera araba. Non convince più l'islam politico di Ennahdha, tentato ora da un'alleanza con Erdogan che però non si sposa con la tradizione laica riemersa con forza.

La rivoluzione è un sogno interrotto, l'islam politico una delusione, insomma: si stava meglio quando c'era Ben Ali. La Tunisia si risveglia nostalgica e sempre più laica: almeno un cittadino su tre, dicono gli ultimi sondaggi, è pronto a votare per il Partito desturiano (da dustur, Costituzione, ndr) libero di Abir Moussi, apertamente ispirato al vecchio regime, mentre poco più di uno su cinque insiste a volere un Paese governato in chiave religiosa da Ennahdha.

La parabola del partito islamico sembra arrivata a compimento. La scelta del 2016 ha dato un esito fallimentare: in quella data il movimento musulmano si è trasformato in un partito vero e proprio, sganciandosi dalla tradizionale strategia dei Fratelli musulmani, che parla di islamizzazione della società. Con tutta probabilità a spingere la leadership del partito verso un inquadramento più politico e meno confessionale è stata l'enorme impressione del colpo di Stato in Egitto. Ma la "nuova identità" sembra aver convinto pochi, mentre ha indebolito il tradizionale messaggio "anti-sistema". E ora Ennahdha è diviso nel suo interno, isolato al suo esterno, mentre persino i collegamenti internazionali si sono dimostrate più difficili del previsto.

La prova definitiva del declino era arrivata nelle ultime settimane del governo Fakhfakh, quando è emersa del tutto la spaccatura fra il partito e il presidente della Repubblica, Kais Saied. Il capo dello Stato è un musulmano tradizionalista: è stato eletto anche grazie ai molti voti islamici sfuggiti al controllo del partito, e politicamente è considerato "vicino" alle posizioni dell'organizzazione. Ma quando l'esecutivo "tecnico" guidato da Elies Fakhfakh ha mostrato le prime difficoltà, Saied prima ha respinto la richiesta di un rimpasto, poi ha imposto le dimissioni al premier: in questo modo ha gestito la crisi scegliendo lui a chi dare l'incarico, senza l'obbligo di affidare il compito di formare un nuovo governo al partito di maggioranza. Ennahdha ha persino dato disponibilità per un governo di unità nazionale, ma per ora senza risposta.

Le ombre sull'apparato segreto del partito, considerato responsabile per gli assassinii dei due politici di sinistra Chokri Belaid e Mohamed Brahmi, con presunti collegamenti fra il capo della cellula Mustapha Kheder e il leader storico di Ennahdha, Rached Ghannouchi, hanno allontanato molti consensi, sia fra la popolazione che dentro il Parlamento. L'isolamento del partito islamico è arrivato al suo apice quando i deputati hanno votato la destituzione di Ghannouchi, presidente del Parlamento: gli islamici si sono allontanati durante il voto e l'anziano leader ha salvato la sua carica con un margine di 12 voti, e con appena 16 deputati a sostenerlo apertamente.

Ora Ghannouchi è stretto fra le strategie di moderazione e la pressione dei giovani di Ennahdha, poco soddisfatti della svolta "laica" e pronti a menar le mani. Parla di ricostruire l'unità del partito, apre a prospettive di unità nazionale. Poi però si sbilancia oltrepassando i limiti del suo ruolo istituzionale, per esprimere sostegno al governo di Tripoli che aveva respinto l'offensiva del generale Haftar.

Una mossa forse dovuta, visto che nel turbolento scenario delle rivalità fra Paesi sunniti il governo di Serraj è sostenuto da uno schieramento ispirato ai Fratelli musulmani, con la Turchia in prima fila. E per Ghannouchi, sempre più isolato, è evidente la tentazione di avvicinarsi ad Ankara accogliendo anche su questa sponda del Mediterraneo le strategie espansioniste di Erdogan. Ma Tunisi è lontana dal Bosforo, e qui la tradizione laica è riemersa senza timidezze. Se in Turchia il messaggio di Ataturk si può manipolare, quello di Bourghiba per la Tunisia resta la bussola indiscutibile.