sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Marco Ansaldo


La Repubblica, 3 novembre 2019

 

Il ministro dell'Interno Soylu accusa alcuni paesi europei: non potete limitarvi a revocare loro la cittadinanza e credere che poi noi ci occuperemo di loro. I miliziani sono stati catturati soprattutto in Siria durante la guerra contro il Califfato che è culminata con l'uccisione di Al Baghdadi. "La Turchia non è un albergo per terroristi". E dunque rimanda indietro, verso i rispettivi Paesi, i jihadisti che afferma di avere arrestato durante l'intervento militare in Siria, e gli altri fermati in precedenza. Liberi tutti.

Non c'è tregua - a dispetto del relativo cessate-il-fuoco che per ora tiene congelata la situazione nel nord del Paese - sulla questione dei "foreign fighters", i combattenti stranieri negli ultimi anni affiliatisi all'Isis, e che provengono tanto dall'Asia e dall'Africa, quanto in molti casi anche dall'Europa. Un argomento scottante e un tema delicato, per le difficoltà inerenti al rimpatrio dei sospetti jihadisti, e per le implicazioni e i risvolti anche familiari che contiene. Ora Ankara, sempre più in rotta di collisione con l'Occidente, e ancora più vicina alla Russia di Vladimir Putin, annuncia di volersene disfare, scaricandoli fuori dal proprio territorio.

"La Turchia non è un hotel per membri dell'Isis di nessun Paese", sbotta il ministro degli Interni turco Suleyman Soylu. Denunciando quella che indica come l'inazione europea sui prigionieri del Califfato nero. Non ci si può semplicemente limitare - sostiene il ministro - a revocare la cittadinanza agli ex terroristi, e aspettarsi che Ankara si prenda cura di loro. "Questo è inaccettabile per noi. È anche irresponsabile. Manderemo nei loro Paesi d'origine i membri dell'Isis che abbiamo catturato e detenuto".

Soylu è un fedelissimo del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, ed è considerato anzi un "falco" per le sue posizioni spesso ferme e le sue dichiarazioni corrosive. I terroristi a cui si riferisce non sono solo i sospetti tali, fermati dopo l'attacco turco nel nord della Siria che ha causato l'arretramento dei combattenti curdi di oltre 30 chilometri dal confine nelle ultime settimane. Ma riguarda pure gli arresti effettuati in precedenza in Turchia. Con Paesi dell'Unione europea come Francia, Germania, Belgio e Olanda che hanno rifiutato di riammetterli e processarli.

Di recente alcuni avvocati olandesi hanno avviato una causa contro il loro governo dopo che non aveva voluto accettare 23 donne terroriste dell'Isis e i loro 56 figli. Adesso emerge che Ankara in questo periodo avrebbe arrestato decine di membri del Califfato, ora privo del suo leader Abu Bakr al Baghdadi morto una settimana fa nel raid americano al confine con la Turchia. A quanto annuncia il quotidiano turco Daily Sabah, filo governativo e fonte oggi privilegiata e quasi ufficiale del governo conservatore di ispirazione religiosa, le forze della sicurezza di recente hanno arrestato due jihadiste olandesi che erano fuggite con i tre figli dal campo profughi di al-Hol in Siria e cercavano di rientrare in Olanda.

Sarebbero state fermate dopo avere preso contatti con l'ambasciata olandese ad Ankara, attraverso cui cercavano il rimpatrio. Erano arrivate in Turchia dopo che era scattata l'Operazione "Fonte di pace" lo scorso 9 ottobre. L'Olanda ha però chiarito di non voler riaccogliere i propri connazionali che si sono uniti al Califfato nero. A una delle due donne sarebbe stata revocata la nazionalità olandese per la sua adesione a una organizzazione terroristica, la seconda ha invece doppia nazionalità, olandese e marocchina.

Nelle scorse settimane Paesi come il Belgio e la Francia avevano cercato di affrontare la situazione dei propri "foreign fighters", presenti nelle carceri del nord della Siria controllate dai curdi. Ma la prima tregua annunciata durante il conflitto, quella di 120 ore, appariva un lasso di tempo troppo stretto per individuare i sospetti terroristi, oltre alle loro famiglie (mogli spesso sposate in loco e vari figli) e trasferirli verso l'Europa. Adesso l'accusa turca all'Europa di essere inerme, e l'annuncio di volersi liberare del peso dei jihadisti.