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di Liana Milella

La Repubblica, 27 dicembre 2023

In Senato si accende lo scontro sulla richiesta di cambiare l’articolo 111 della Carta su iniziativa del meloniano Balboni che trova a sorpresa il sostegno del 5S Scarpinato. Il Pd frena, contrari FI e Iv. Tutelare le vittime del reato, e metterlo in Costituzione. Una sola riga, ma comunque già divisiva. Con la maggioranza e l’opposizione che si frantumano. Succede, al Senato, sulla modifica costituzionale che propone il meloniano Alberto Balboni. Che recita così: “La Repubblica tutela le vittime di reato e le persone danneggiate dal reato”.

La richiesta non è una novità, si trascina da tempo, e da più legislature. Alla Camera, una proposta simile l’ha fatta Luana Zanella di Avs e l’ha presentata il 17 luglio di quest’anno. Ma l’ipotesi Balboni, che è anche il presidente della commissione per gli Affari costituzionali, e che recita “la legge garantisce i diritti e le facoltà delle vittime del reato”, accende il dibattito, soprattutto considerata la voglia di cambiare la Carta che permea i meloniani.

Ne discutono, proprio nella sua commissione, com’è prassi che sia quando si tratta di riforme che cambiano la Carta. Ma inevitabilmente è coinvolta anche la commissione Giustizia, visto l’argomento. E qui Balboni trova, a sorpresa, un alleato come l’ex pm, nonché ex procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato, oggi senatore di M5S, che sottoscrive l’iniziativa. Ma dai consensi si va ai dissensi, o quanto meno all’esplicita richiesta di frenare e prendere tempo. Anche tra le fila dei partner di governo ci sono voci, come quella del capogruppo di Forza Italia Pierantonio Zanettin, che hanno dubbi e vogliono approfondire. La pensa così anche il Pd con Alfredo Bazoli perché “è indispensabile una riflessione sulle possibili ricadute della norma sul processo penale e in particolare sul tema della costituzione delle parti civili”.

Ma eccoci a Zanettin quando dice: “I cittadini, in qualità di singoli soggetti, si sono visti riconoscere sempre più tutele e garanzie nei confronti del potere pubblico che, in ambito penale, trovano oggi piena realizzazione nelle norme costituzionali che sanciscono il principio di legalità, la presunzione di non colpevolezza e la funzione di educativa della pena”. Ma c’è la preoccupazione dell’avvocato, qual è lo stesso Zanettin, per lo spazio della parte offesa: “In tempi recenti si è imposta l’idea sostenuta anche da robuste campagne mediatiche che la sentenza pronunciata dal giudice debba essere il più possibile aderente al concetto di giustizia proprio della parte offesa. Il fenomeno prende a tal punto piede che le stesse Corti di assise hanno finito per essere fortemente condizionate dall’opinione del pubblico e dalla stampa con conseguente pregiudizio delle garanzie costituzionali”. Ed è proprio a questo proposito che Zanettin dice testualmente che “sarebbe opportuno avviare una riflessione molto ponderata sui provvedimenti in esame che presentano sotto questo aspetto rilevanti elementi di problematicità”.

La voce di Zanettin non è isolata nella maggioranza. Anche leghista Erika Stefani, pure lei avvocato, ritiene opportuno “un supplemento di riflessione sulla concreta ricaduta di una modifica come quella proposta”. Perché “pur nel riconoscimento della meritoria opera svolta dalle parti civili e della necessità di tutelare adeguatamente le vittime di reato andrebbe attentamente valutato il rischio di arrivare a configurare il processo penale come una sostanziale composizione degli interessi contrapposti delle parti, sulla base di categorie squisitamente civilistiche che ne cambierebbero la natura”.

E qui invece arriva il parere favorevole, dai banchi dell’opposizione, del senatore Scarpinato che “valuta positivamente” la proposta Balboni, “perché recepisce le indicazioni sulla tutela delle vittime di reato, e perché valorizza l’importante ruolo svolto dalle parti civili nell’ambito del processo penale”. Scarpinato cita in proposito il processo per l’omicidio di Stefano Cucchi e quello sull’attentato alla stazione di Bologna, dove le parti civili “hanno favorito la possibilità di reperire di elementi probatori che altrimenti sarebbero rimasti ignoti al pubblico ministero”. E conclude che “l’aumento di una tutela costituzionale per le vittime di reato supererebbe altresì le limitazioni presenti nella riforma Cartabia, che reca disposizioni di natura esclusivamente risarcitoria e trascura il danno morale subito dalla vittima, che potrebbero più efficacemente essere valutate sul piano della legittimità costituzionale”.

A schierarsi contro un’accelerazione invece è il senatore di Iv Ivan Scalfarotto che innanzitutto contesta “la tendenza a riversare in Costituzione una serie di principi per via di problemi non risolti”. “Il processo penale non è solo una questione tra la vittima e l’autore del reato” dice Scalfarotto che vede “una pericolosa tendenza alla privatizzazione del processo penale che tende ad assecondare le emozioni legittime delle vittime e il loro apprezzamento o meno di una sentenza”. E afferma che “il protagonista di un processo penale non è soltanto la parte lesa ma, appunto, anche il popolo italiano il nome del quale si emettono le sentenze”. Da qui come Zanettin l’invito a frenare.