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di Raffaele Nisticò

catanzaroinforma.it, 13 settembre 2026

Nell’ultimo libro di Arcangelo Badolati, presentato a Catanzaro, la storia di Gianfranco Ruà, pluricondannato e laureato a pieni voti a Parma. Arcangelo Badolati, cronista di lunga esperienza per la Gazzetta del Sud e saggista ormai consolidato nell’esplorazione del crimine organizzato calabrese, ha da poco dato alle stampe, per i tipi di Pellegrini Editore, “Fuga dall’inferno - La redenzione letteraria di Gianfranco Ruà”, un libro che in poco più di cento pagine descrive l’inusitato percorso emancipatorio del personaggio nominato nel sottotitolo. Chi è Gianfranco Ruà?

Lasciamo che a rispondere sia lo stesso Badolati, incontrato poco prima della presentazione del libro, questa mattina nell’Aula Gissing del Complesso monumentale del San Giovanni: “Gianfranco Ruà - dice il giornalista cresciuto a Palmi e cosentino d’adozione - ha una storia unica nel panorama della ‘ndrangheta perché personaggio di primissimo livello della criminalità organizzata dell’Alta Calabria, condannato a più ergastoli, compie un percorso davvero singolare, considerato che è ristretto da anni ormai in carcere. Attraverso la cultura cambia, cambia radicalmente, si accosta ai grandi autori classici italiani, Ludovico Ariosto e Torquato Tasso, ad autori anche stranieri, penso al Milton, al suo Paradiso Perduto, cambiando radicalmente la sua visione di vita”.

“Ruà - continua Badolati - sconta 32 anni di carcerazione, mai interrotti, è in carcere, in carcere studia, comprende che attraverso la cultura, questo è il messaggio del libro, si può vivere un’esistenza diversa e che si può guardare alla vita in modo diverso. Un cambiamento vero, interiore, non il classico pentirsi di chi comincia a lanciare informazioni sugli ex associati, i collaboratori di giustizia spesso lo fanno per mera convenienza. No, il suo è un cambiamento interiore, significativo di personaggio notevole che capisce di aver commesso una serie di errori e che arriva a capirlo attraverso le letture”.

Nel libro è raccontato proprio questo percorso. “Arrivo a lui, inaspettatamente, perché mi manda la sua tesi di laurea, laureato a pieni voti all’Università di Parma, da detenuto nel supercarcere di Parma. Mi accosto a questa vicenda che mi colpisce tantissimo, non mi era mai successo di affrontare così direttamente il cambiamento di un uomo che aveva ucciso molte persone e condannato per diversi ergastoli. Una storia unica, del suo genere, molto significativa, che deve servire da monito, cioè può servire a tutti quelli che hanno scelto una strada spesso senza ritorno come quella del delitto, della violenza. Perché dimostra che si può cambiare.

Questo è il significato del libro. Premetto che da cronista avevo seguito tutte le sue vicende, perché in tutte le vicende degli ultimi 30 anni che riguardano l’Alta Calabria c’è Gianfranco Ruà. Non mi aspettavo proprio che mi scegliesse per raccontare questo suo cambiamento. Mi ha fatto recapitare la sua tesi dalla moglie, poi ha deciso di parlare con me, si è raccontato, mantenendo la sua dignità di detenuto. Se avesse voluto pentirsi dal punto di vista giudiziario l’avrebbe fatto 30 anni fa, come il suo vecchio capo e il suo braccio destro che avevano preso la strada della collaborazione. Lui invece aveva preferito rimanere dietro le sbarre, si è pentito poi dentro, per davvero, e questo libro lo dimostra in maniera indubitabile”.

Badolati è giunto a Catanzaro invitato dal Dipartimento di studi giuridici e sociali dell’Università Magna Graecia. A coordinare l’incontro è stato Domenico Bilotti, docente di Diritto ecclesiastico e Storia del diritto canonico dal Diges catanzarese. “L’incontro - ci ha detto - si inserisce nel quadro delle attività propedeutiche alla Notte della ricerca che si svolge il 23 e il 25 settembre alla Magna Grecia, proseguendo nell’intenzione di svolgere attività propedeutiche in luoghi distanti dall’Accademia vera e propria.

Abbiamo iniziato il 21 agosto a Soverato con una data al Museo del Mare e oggi continuiamo parlando di un libro, perché il libro è il vero alleato della ricerca. Il libro di oggi è la storia molto particolare di un detenuto, per di più ergastolano, che attraverso la scoperta dei classici e della letteratura avvia un percorso demolitorio di critica del proprio passato criminale. Lo riteniamo particolarmente significativo perché per noi la ricerca è fatta dai libri, unico vettore di trasformazione su cui possiamo realmente contare”.

La discussione intorno al libro, di ottimo livello speculativo, ha potuto contare su diversi interventi di grande impatto emozionale, tra i quali è da annoverare innanzitutto quello del presidente del tribunale di Catanzaro, di recente nomina, Giuseppe Spadaro. Catanzarese di nascita e di formazione, anche nella laurea, è un illustre concittadino di ritorno, dopo l’ultima esperienza trentina.

Da Spadaro parole ferme senza cedimenti a nessun tipo di buonismo, ma un accorato appello all’umanità della pena e alla opportunità, costituzionalmente prospettata, di offrire al reo la speranza concreta di una riabilitazione personale e sociale, nella consapevolezza che l’errore è nell’umana esperienza di vita. Sulla stessa linea, con i diversi accenti dovuti alla formazione personale e alle frequentazioni professionale, gli interventi via via succeduti davanti a un pubblico attento e sinceramente partecipe: delle docenti, in vario ruolo e diverse responsabilità, delle docenti UMG Aquila Vilella, Donatella Paolino, Sabrina Garofalo, e degli avvocati Pantaleone Pallone, presidente della sezione territoriale dell’Unione giuristi cattolici, e Antonella Canino, segretaria della Camera penale di Catanzaro.