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di Fabio Luppino

huffingtonpost.it, 1 giugno 2026

“La pena oltre la pena. La doppia condanna delle donne in carcere”, Libraccio editore, 120 pag. Il libro di Susanna Ripamonti e Roberta Ghidelli racconta il disagio delle donne, anche in un luogo modello come Bollate. E il perché. Se davvero il carcere fosse strutturato secondo Costituzione ne servirebbero sempre meno. Ma se il carcere, come è ora, annienta la dignità, accentua le differenze uomo-donna, non dà luce nel buio da cui proviene il condannato, dal circolo vizioso che porta a delinquere non se ne uscirà mai. La sensazione che resta dopo la lettura di La pena oltre la pena. La doppia condanna delle donne in carcere, Libraccio editore, 120 pag. E si badi bene: l’osservatorio da cui partono le autrici, Susanna Ripamonti e Roberta Ghidelli, è privilegiato, è il carcere di Bollate. Un penitenziario considerato un modello, dove la possibilità di non sentirsi completamente reclusi esiste.

Ma non è così e per le donne, sotto tutti i punti di vista, è anche peggio. Ad un certo punto del libro si parla di diritti di cittadinanza. Ecco, lo dimentichiamo, lo dimentica il legislatore, lo dimentica chi governa non prendendosi, tutti, mai la responsabilità di guardare oltre quelle sbarre. Anzi, spesso e volentieri buttando la chiave o rendendo anche peggiore con leggi assurde la vita in carcere, come avviene per le detenute madri con la sicurezza pensata e praticata da questo governo.

Susanna Ripamonti ha un’esperienza giornalistica antica. Era nel pool di chi seguiva da giornalista dell’Unità l’altro pool, quello di Mani Pulite. Conosce la politica giudiziaria e ha alle spalle inchieste a decine. Da 2007 ha deciso, a titolo del tutto volontario e gratuito, di dirigere carteBollate, un bimestrale di informazione realizzato da una redazione di 25 tra detenuti e detenute, appunto nel carcere di Bollate. I proventi della vendita del libro andranno proprio alla rivista. Roberta Ghidelli da 25 anni lavora per il ministero della Giustizia con minorenni che hanno commesso reati e dal 2021 dirige il servizio sociale per i minorenni della Corte d’Appello di Brescia. La doppia condanna delle donne, come recita il sottotitolo, sta, oltre che nelle diverse opportunità rispetto agli uomini, e nel carcere quindi quello che è vero fuori è anche peggio (anche nei cosiddetti carceri modello), ma soprattutto la doppia condanna sta nel fatto che le donne rifiutano il carcere e questo è visto come un segno di disadattamento, di elusione delle regole che porta a considerarle come persone ingestibili. Tutto quello che manca, tutto quello che offende, che toglie alla radice identità e speranza. Leggere questo libro è utile a noi se vogliamo capire da dove partire per alzare il livello della nostra convivenza civile.