di Giulia Merlo
Il Dubbio, 20 febbraio 2020
Il centrosinistra punta a recuperare la riforma Orlando, messa su un binario morto proprio dal ministro Bonafede e dai 5 Stelle. La giustizia continua a dividere il governo, ma sul carcere gli schieramenti cambiano.
Al vertice di maggioranza che si è svolto ieri si è fatto il punto sulla riforma del processo penale, che ha scavato un solco profondo tra Movimento 5 Stelle, Pd e Leu da una parte e Italia Viva dall'altra; processo civile; riforma della giustizia tributaria e del Csm. A riunire il centrosinistra e i renziani, però, sono state le misure sul carcere. L'argomento è complicato e all'incontro si è solo cominciato a ragionare, ma è subito risultato evidente come, in questo campo, ad essere isolati siano i 5 Stelle e il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede.
La pena espiata con percorsi di reinserimento e riabilitazione, la possibilità di rivisitare le procedure di controllo e di assegnare benefici non come automatismi ma legati a motivazioni adeguate, modifica all'articolo 4 bis dell'ordinamento penitenziario e, in sintesi, carcere come extrema ratio sono solo alcuni dei punti su cui si sono ritrovati Pd, Italia viva e Leu.
In pratica, tutte misure che sono state alla base della riforma del carcere scritta dall'allora Guardasigilli Andrea Orlando, costata tre anni di lavoro e dialogo con il mondo della giustizia e messa su un binario morto proprio da Bonafede, non appena approdato in via Arenula con il governo gialloverde. La riforma Orlando, i cui echi risuonano proprio nella posizione tenuta a Palazzo Chigi da Leu, Pd e Italia Viva, puntava a rafforzare le misure alternative al carcere, ponendo al centro il percorso riabilitativo del detenuto, con l'obiettivo di abbattere il tasso di recidiva.










