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di Alessandro Capriccioli*

Il Dubbio, 4 aprile 2023

La destra dice di volerli difendere ma poi li costringe a passare i primi anni della loro vita in prigione. Dopo i partecipanti ai rave, i migranti e le coppie omosessuali, nei giorni scorsi il governo ha individuato un’altra categoria di persone che occorre neutralizzare per salvaguardare l’incolumità dei cittadini: le “borseggiatrici”.

Le quali, come diversi esponenti della maggioranza hanno precisato in questi giorni, sono solite utilizzare i loro bambini come strumenti per scampare alla prigione. Sulla scorta di questa (sic) considerazione Fratelli d’Italia ha fatto saltare la proposta di legge che avrebbe evitato il carcere alle donne detenute insieme ai figli minori di sei anni (attualmente nel Paese se ne contano 26), istituendo case famiglia dove poter scontare la pena senza costringere i bambini a trascorrere la loro infanzia dietro le sbarre: una proposta di legge che nello scorcio finale della scorsa legislatura era stata approvata dalla Camera per poi fermarsi al Senato.

Il viceministro degli Esteri Cirielli, in un soprassalto di fantasia, è arrivato addirittura a proporre che alle madri detenute venga sottratta la patria potestà (spoiler: da più di dieci anni la legge parla di “responsabilità genitoriale”), tanto per tagliare la testa al toro e non pensarci più. Leggendo di queste vicende mi è tornato in mente un episodio di tre anni fa, quando ero consigliere regionale del Lazio. Durante una visita ispettiva al carcere femminile di Rebibbia (quando siamo eletti noi radicali esercitiamo con continuità questa funzione preziosa e assai poco praticata), una detenuta che teneva in braccio il suo bimbo di due anni mi disse: “A casa ne ho altri tredici”.

Era una donna rom, verosimilmente una delle “borseggiatrici” che nel racconto di questo governo sono pericoli per la sicurezza pubblica, ma che nei fatti sono semplicemente persone in condizioni di miseria e di esclusione sociale. Ecco, se l’unica cosa che un governo riesce a vedere quando guarda una donna che rubacchia per sfamare quattordici figli è il fatto che quei figli le sono utili per non andare in carcere, e non si interroga sulla marginalità da cui sarebbe suo dovere sottrarla, si tratta di un governo che ha un gigantesco problema di lettura della realtà.

Del resto parliamo dello stesso governo che dice di voler difendere i bambini e poi li guarda impassibile mentre muoiono nei naufragi, tenta di strapparli alle famiglie solo perché sono composte da due uomini o da due donne, li costringe a passare i primi sei anni di vita in un carcere. Si tratta di un modo assai singolare di difendere, ma tant’è.

*Segretario di Radicali Roma