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camerepenali.it, 23 giugno 2025

La nota della Giunta dell’Unione Camere Penali sulla vicenda del difensore di Cospito. La vicenda del difensore di Cospito, segnalato dalla Direzione del carcere dove lo stesso è detenuto al 41 bis, al Consiglio dell’ordine di appartenenza, desta gravissimo allarme. L’ accusa surreale è quella di avere salutato il proprio assistito stringendogli la mano e baciandolo sulle guance. È davvero sconcertante l’idea stessa che si possa pretendere di valutare disciplinarmente la congruità di un gesto riconducibile evidentemente alla sfera insindacabile dei rapporti professionali e personali con l’assistito.

Ma è ancor più grave l’idea, sottesa ad un simile inaccettabile sindacato, di totale disumanizzazione della persona del condannato, identificato esclusivamente con il suo reato e per questo privato di ogni sua residua umanità e dignità, anche nei rapporti con il proprio difensore. Non è purtroppo la prima volta che episodi di questo genere vengono denunciati, il che induce a ritenere che non si tratti solo di iniziative personali, ma degli effetti di una pericolosa cultura dell’intimidazione, diretta sia contro il condannato che contro il difensore, in netto e barbaro antagonismo, non solo con la visione costituzionale della pena, ma anche con la tutela dei diritti fondamentali della persona.

È per questo necessario che le autorità competenti intervengano tempestivamente, e con segni concreti ed espliciti di condanna, per rimediare alla insopportabile deriva che da troppo tempo sta investendo l’intero universo carcerario, come da noi da tempo denunciato. O dobbiamo forse attenderci che venga vietato stringere la mano a un detenuto e che venga imposto di non chiamarlo per nome, così come era nel Regolamento Penitenziario del 1930?