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La Stampa, 24 luglio 2020


Il Sudan abbandona definitivamente la sharia, la legge islamica introdotta da Omar Hassan al-Bashir, il dittatore deposto l'anno scorso dopo più di tre decenni al potere. La riforma che apre ai diritti umani dovrebbe mettere fine alla persecuzione dei cristiani e alle violenze contro le donne e i gay.

Le durissime leggi coraniche eliminate dal governo di transizione sono il lascito sia di al-Bashir che di Gaafar al-Nimeiry, un colonnello dell'esercito che guidò il Sudan tra il 1969 e il 1985. Fu lui nel 1983 che impose il primo nucleo della legge islamica facendo precipitare il conflitto tra il nord a maggioranza musulmana e il sud, prevalentemente cristiano e animista, fino alla secessione del Sud Sudan nel 2011.

Il cambiamento avvenuto in questi giorni è un grande passo in avanti, fino a qualche anno fa impensabile. Da ora in poi sarà permesso ai non musulmani di consumare alcol. Sarà vietata la fustigazione pubblica come punizione, non verranno più eseguite condanne a morte contro gli omosessuali, scompare la terribile legge sull'apostasia.

È stato anche introdotto il divieto all'infibulazione e alle mutilazioni genitali femminili. Per le donne sudanesi e per milioni di bambine è la fine di un incubo: la mutilazione è ora punibile fino a tre anni di carcere anche se - per tante comunità rurali - questa pratica fa parte di una cultura tradizionale piuttosto radicata che, se non sarà supportata da una adeguata campagna medica e capillare sul territorio, potrebbe anche non scomparire facilmente.

Le mosse del governo erano nell'aria da tempo e, ultimamente, sono state accelerate dalle enormi proteste che hanno attraversato il paese. Decine di migliaia di persone in strada chiedevano i cambiamenti nonostante il blocco dovuto al coronavirus.

La nazione africana - sotto la supervisione della comunità internazionale - è avviata a compiere piccoli passi verso la democrazia. "Come governo, il nostro lavoro è quello di proteggere tutti i cittadini sudanesi sulla base della Costituzione e delle leggi che dovrebbero essere coerenti con la Costituzione", ha detto il capo del governo provvisorio Abdulbari alla televisione di Stato.

Per le donne il mutamento in atto è quasi una rivoluzione copernicana. Significa, per esempio, che ora potranno persino portare i pantaloni, uscire di casa senza avere più bisogno di un permesso scritto dal marito, significa che non rischieranno sanzioni o frustate per un banale pretesto. Diverse organizzazioni per i diritti umani - tra cui Amnesty - si erano battute contro la legge sull'apostasia che ha consentito diffuse persecuzioni contro i cristiani o arresti arbitrari nei confronti di chi avversava il regime.

Il caso più eclatante di apostasia era affiorato nel 2014 quando una donna incinta di nome Meriam Ibrahim, era stata arrestata rischiando la pena di morte per essersi convertita al cristianesimo. Ne seguì una campagna martellante a livello internazionale per ottenere il suo rilascio.

Nel maggio scorso la ministra degli esteri del governo di transizione, Asmaa Mohamed Abdalla - prima donna a ricoprire un incarico così importante nel paese africano - aveva annunciato le modifiche costituzionali e i cambiamenti al codice penale che ora sono stati approvati. "Potremo perseguire chi infibula". Una pratica pericolosa perché tante bambine muoiono per le infezioni e per le conseguenze devastanti che le escissioni lasciano sul corpo. Si calcola che l'89 per cento delle bambine sudanesi siano state sottoposte a questa pratica.