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di Stefano Bensa

Corriere Veneto, 8 gennaio 2023

Reati con pene fino a 2 anni procedibili solo se c’è querela, tre casi di cronaca in pochi giorni accendono il dibattito. I dubbi dei pm e l’ottimismo degli avvocati: “Stop solo a tanti processi inutili, sistema più leggero”.

L’ultimo caso è avvenuto giovedì a Vicenza, dove un ladro d’auto è stato bloccato e immediatamente liberato perché la denuncia non è stata presentata dalla vittima bensì da parenti e da un’impiegata. Il giorno prima, a Jesolo, due malviventi colti in flagrante dopo aver svaligiato un hotel chiuso sono stati semplicemente denunciati a piede libero. Il motivo? Il titolare era in vacanza e non gli è stato possibile procedere subito con la querela di parte. A fine 2022, invece, erano tornati in libertà il trapper Simba La Rue e altri quattro giovani, accusati a Milano del sequestro di persona del cantante padovano, e rivale, Baby Touché.

Effetto della cosiddetta “riforma Cartabia” entrata in vigore il 30 dicembre scorso, che prevede come una serie di reati punibili fino a due anni non siano più perseguibili d’ufficio, quindi su iniziativa del magistrato, ma solo se la vittima sporge denuncia. Sulla carta sarebbe un effetto “semplificazione” della giustizia, per sgravare i tribunali da migliaia di procedimenti minori. All’atto pratico, c’è chi teme un effetto impunità nei confronti di chi si rende responsabile di delitti - dal furto (tranne quello in appartamento) al sequestro di persona a scopo non estorsivo, dalle frodi informatiche alle lesioni personali o stradali, per citarne alcuni - le cui vittime, peraltro, potrebbero essere sottoposte a pressioni come minacce o ritorsioni da parte dei responsabili. Il punto è che, dopo campagne elettorali trascorse a condannare la piccola criminalità come una “piaga” da stroncare ad ogni costo, proprio i piccoli criminali potrebbero iniziare a farla franca.

Perplessità dei magistrati - È così? “La riforma rischia di non ottenere i risultati sperati, cioè quelli di snellire la giustizia. Requisito fondamentale per incassare i fondi del Pnrr” spiega Francesca Zancan, della giunta veneta dell’Associazione Nazionale Magistrati. La questione è anche squisitamente tecnica: la riforma, infatti, ha introdotto una udienza pre-dibattimentale che prevede l’invio degli atti ad un altro magistrato, che sarà poi chiamato a fissare il dibattimento vero e proprio. Un elemento aggiuntivo che provocherebbe, secondo parti della magistratura, un dispendio di forze, risorse e tempi che potrebbero mettere in difficoltà le già scarse risorse, in termini di giudici e personale, delle procure venete.

“I procedimenti saranno moltissimi. Nel mio caso, martedì a Venezia, dovrò esaminare, in qualità di giudice monocratico, una serie reati procedibili solo a querela. In assenza della quale farò un rinvio a 30 giorni”. A giudizio del magistrato il rischio è di dare “messaggi contraddittori”, anche nei confronti dell’opinione pubblica. “Mi riferisco soprattutto alle violenze private o ai sequestri di persona a scopo non estorsivo: spesso - afferma - è la paura che induce la vittima a non denunciare”. Secondo Zancan, fra le riforme più opportune ci sarebbe stata l’abolizione dell’avviso 415 bis del Codice di procedura penale (che contiene, fra l’altro, la descrizione del fatto, le norme di legge che si reputano violate e le indicazioni sull’accesso alla documentazione) accorpandolo con il decreto di citazione a giudizio, facendo risparmiare all’incirca un anno e mezzo. “Certo, siamo solo nelle prime fasi del nuovo regime. Mi auguro che ci sarà il modo di eliminare le criticità che emergeranno”, conclude.

Il favore degli avvocati - Chi ritiene, tuttavia, che la strada imboccata dalla riforma Cartabia sia potenzialmente efficace sono gli avvocati. Secondo i quali la magistratura, finalmente, potrà concentrarsi sui reati più gravi, rivalutando la “giustizia riparativa” - dalla messa alla prova al risarcimento dei danni, una sorta di “conciliazione” - rispetto al carcere. “Anche perché spesso il carcere non rappresenta un riscatto. Anzi, molti detenuti tornano a delinquere una volta fuori”. Quanto alla querela, l’avvocato Arnau, presidente dell’Ordine di Padova, non la ritiene una questione sostanziale: “Ma se ci sono vittime palesemente non interessate ad andare a giudizio - spiega - siamo proprio sicuri che il processo serva davvero? Esistono sistemi alternativi che non congestionano i tribunali”. Tribunali, sostiene Arnau, che potranno portare avanti questioni più complesse, come i procedimenti relativi ai reati contro la Pubblica Amministrazione, i reati tributari o quelli, gravissimi, che coinvolgono la criminalità organizzata “come la mafia in Veneto, di cui nostro malgrado abbiamo appreso l’esistenza”.

Anche l’avvocato Alessandro Moscatelli, presidente dell’Ordine degli avvocati di Vicenza, giudica complessivamente bene la riforma. “Si è voluta percorrere la strada della procedibilità a querela al fine di rendere più efficiente il processo penale. Meglio certo sarebbe stato depenalizzare senza timori” afferma, definendo “mirabili” gli obiettivi dell’ex ministro Cartabia.

“Sull’udienza pre-dibattimentale, i numeri aiutano a comprendere la scelta del legislatore: visto l’alto numero di assoluzioni che il nostro sistema produce in primo grado (nel 2021 oltre il 50%) l’istituto - insiste Moscatelli - ha un senso deflattivo ed anticipatorio. Ad ogni modo se l’obiettivo della Riforma Cartabia verrà raggiunto lo si vedrà”. In questo senso, non ci sarà uno scontro: “Gli avvocati - chiude - sono sempre collaborativi con i magistrati ma non spetta loro organizzare i processi ed i tribunali”.