di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 10 novembre 2024
L’autocritica per i silenzi sul “protagonismo” di alcuni magistrati. Landini: “L’attacco alla dipendenza della magistratura è un problema per tutti i cittadini”. “Vorrei rassicurare tutti che le nostre fonti non sono né Lenin né Mao, bensì la Costituzione italiana e le pronunce della Corte costituzionale”. Davanti una non affollatissima platea di giovani e anziani giudici e pubblici ministeri (tra cui molti ex) che celebrano i sessant’anni di vita di Magistratura democratica, l’ottantatreenne Gianfranco Viglietta illustra le radici della corrente più radicale della sinistra giudiziaria.
Le cosiddette “toghe rosse”, tornate d’attualità perché accusate di fare opposizione politica al governo Meloni con i loro provvedimenti: “È la vecchia storia che si ripete, diventando farsa”, ricorda Viglietta. Che evoca l’epiteto di “giudici comunisti” ripreso ultimamente da Salvini, al quale risponde un altro antico rappresentante della corrente, Livio Pepino.
È lui a ricordare come il garantismo (sempre evocato dal centro-destra per giustificare le sue riforme in materia di giustizia) sia uno dei pilastri fondativi di Md, specificandone il significato: “Garantismo vuol dire che la legittimazione della magistratura non si misura dai risultati che raggiunge, ma dalla necessità di rispettare le regole. Salvini non lo capirà mai, ma i risultati sono lo scopo della politica, quello della giurisdizione è il rispetto delle regole”.
La scelta di dare la parola alle toghe in pensione che negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso hanno quasi tutte subito procedimenti disciplinari (poi finiti nel nulla) per aver espresso le proprie opinioni, serve a rammentare - come fa l’ex procuratore generale di Firenze Beniamino Deidda - che “ci accusavano di fare politica, mentre noi denunciavamo il legame tra la politica e i capi degli uffici giudiziari, e oggi siamo tornati al presunto complotto dei giudici politicizzati”.
Oltre che sul garantismo, anche sulle critiche ai procedimenti giudiziari si realizza un apparente rovesciamento dei ruoli, quando proprio le “toghe rosse” ne rivendicavano la piena legittimità. Franco Ippolito, che ha chiuso la carriera da segretario generale della Cassazione, ripercorre il caso Tortora e la protesta di Md contro “la torsione degli strumenti processuali e la chiusura corporativa di quella magistratura che rigettò sempre ogni critica a quel clamoroso errore giudiziario”.
Lo stesso Ippolito invita anche all’autocritica, quando lamenta che in casi più recenti “la voce critica di Md è mancata sul cosiddetto processo trattativa Stato-mafia, e le poche voci dissonanti sono state attorniate da gelido silenzio”. È uno dei casi - dice- in cui la corrente “non ha saputo contrastare un offuscamento del ruolo e dell’immagine di garanzia della giurisdizione, omettendo di criticare casi di soggettivo protagonismo di magistrati, di uso distorto di strumenti processuali, di trasformazione dell’espiazione della pena in intollerabile pena supplementare”.
Le memorie si susseguono con gli interventi di altri fondatori o storici rappresentanti del gruppo, da Giovanni Palombarini a Gianfranco Amendola, passando per Nello Rossi e Elisabetta Cesqui, ma non è un amarcord né un nostalgico richiamo ai tempi andati; sembra piuttosto un invito alle nuove leve a non cedere sui principi. Con tanti applausi di solidarietà e incoraggiamento alla presidente di Md Silvia Albano e al giudice bolognese Marco Gattuso, attaccati per i provvedimenti sui migranti richiedenti asilo.
Il segretario della Cgil Maurizio Landini arriva per denunciare che “l’attacco all’indipendenza della magistratura è un problema per tutti i cittadini”, ricevendo ovvio consenso. Oggi proprio Albano coordinerà un dibattito tra i leader politici (tra cui il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto) e il segretario Stefano Musolino si confronterà con quelli delle altre correnti. E c’è attesa per il ministro Carlo Nordio, che sui rapporti con le toghe (di tutti i colori) ha annunciato fiducioso: “Al di là delle ovvie differenze di posizioni troveremo l’atmosfera giusta in funzione di ciò che ci interessa massimamente, un funzionamento rapido e moderno della giustizia”. Si vedrà anche da questo appuntamento.











