di Antonella Napoli
La Repubblica, 21 gennaio 2023
Dopo la rottura della fragile tregua tra Kinshasa e Kigali, l’Africa precipita verso un conflitto che coinvolge anche eserciti e forze militari di Uganda, Kenya e Burundi. La fragile tregua tra la Repubblica democratica del Congo e il Ruanda, sul filo degli accordi di Luanda, in Angola, e del tavolo dei colloqui a Nairobi, in Kenya, è ormai in frantumi. Con uno scambio al vetriolo tra i due governi, ieri è stata ufficializzata la rottura. Alla nota diffusa per volontà del presidente Félix Tshisekedi, con la quale il Congo ha annunciato la ripresa delle azioni militari contro i ruandesi del Movimento 23 Marzo, il capo di stato del Ruanda Paul Kagame ha risposto che “il reclutamento di mercenari stranieri da parte della Rdc è una chiara indicazione che si stia preparando per la guerra, non per la pace”. E ha aggiunto che il suo Paese “si difenderà in ogni modo possibile”.
“Il nostro governo - replica Kinshasa - chiede alla comunità internazionale di assumersi le proprie responsabilità, sanzionando le autorità del Ruanda e i leader del M23 che continuano a violare il diritto internazionale e i diritti umani nell’Est del Congo. Noi, popolo congolese, abbiamo deciso, questa volta, di porre definitivamente fine all’insicurezza e alle violenze, con o senza il supporto internazionale”.
Il conflitto che si sta consumando nel cuore della Regione dei Grandi Laghi appare sempre più una guerra su larga scala, che rischia di destabilizzare tutto il continente africano. Negli ultimi giorni la situazione è precipitata, portando a un livello di tensione politica e militare che non si registrava da decenni, tanto da spingere il governo congolese a dichiarare la “mobilitazione totale in tutto il Paese”. Al momento in Rdc sono coinvolti gli eserciti di Uganda, Kenya, Burundi, come forza regionale della Comunità degli Stati dell’Africa orientale in supporto delle truppe congolesi. I militari dell’Eac non si trovano tutti nelle stesse aree di conflitto e operano con comandi separati: l’Uganda in Ituri, soprattutto per contrastare il Codeco (gruppo islamista di origine ugandese), il Burundi nel Sud Kivu, contrapponendosi ai Red-Tabara (oppositori del governo burundese), il Kenya dispiegando i propri uomini nel Nord Kivu, per fermare l’avanzata dell’M23.
“Il Movimento 23 Marzo - spiega l’analista Giovanni Gugg - è formato principalmente da guerriglieri tutsi e il governo congolese ha apertamente accusato Kigali di supportare gli insorti che dopo aver annunciato di essere pronti a un gesto di buona volontà in nome della pace, non hanno dato seguito al ritiro annunciato”.
Il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha dichiarato che “i ribelli sono equipaggiati come un esercito regolare e i caschi blu sono in difficoltà nel contrapporsi alla loro offensiva”. A pagare le conseguenze degli scontri su larga scala in tutto l’Est del Paese è come sempre la popolazione civile. Solo pochi giorni fa la Monusco, la missione Onu nella Rdc ha diffuso la notizia del ritrovamento di 49 corpi, tra cui 12 donne e sei bambini, in due fosse comuni nella provincia orientale dell’Ituri.










