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di Lucilla Gatt

Il Dubbio, 29 aprile 2024

Con l’evento del G7 delle Avvocature il Consiglio nazionale forense ha dimostrato di essere attento e sensibile di fronte ai cambiamenti in corso. Il Cnf, nella persona del Presidente Francesco Greco, ha portato l’avvocatura a discutere sul tema dell’Intelligenza artificiale in maniera competente e attenta: è doveroso, dunque, rivolgere un apprezzamento alla governance dell’avvocatura italiana per aver manifestato chiaramente la volontà di dialogare con l’università, con la magistratura e con tutte le istituzioni coinvolte nel processo di transizione in atto. Il G7 delle avvocature diventa, de facto, la sede in cui riflettere per prendere decisioni importanti, potenzialmente idonee a governare lo sviluppo dei sistemi di Intelligenza artificiale nel mondo legale.

Qui e ora è stata lanciata una sfida: raccoglierla è un atto di responsabilità. Il tempo presente vede, infatti, la diffusione di sistemi di intelligenza artificiale cui è possibile delegare non solo, banalmente, la scrittura di un atto giuridico bensì interi processi decisionali a tutti i livelli compresi quelli politici (DDS-Decision Support System). La ricerca in questo settore corre senza sosta nel mondo industriale ma anche negli atenei e negli enti di ricerca dove è ormai chiaro il mutamento di passo sul piano metodologico anche e soprattutto nel dominio della ricerca giuridica: non più indagini isolate e individualmente condotte ma studi collettivi generati da team di ricercatori versati in discipline diverse, facenti parte di Centri di Ricerca e capaci di dialogare tra loro per la costruzione di un prodotto finale che contenga funzioni e dati provenienti da mondi fin ad oggi lontani: quello delle leggi, delle sentenze dei contratti, da una parte, e quello dell’informatica, della matematica, della statistica, della data analysis, dall’altra. L’IA è davanti a noi, già a nostra disposizione; è sui nostri pc e notebook posti sulla scrivania dei nostri studi legali. Se si lavora in “Windows”, il sistema operativo di Microsoft, e si utilizza il programma di scrittura “word”, che tutti i giuristi utilizzano costantemente e prevalentemente, ci si trova di fronte a un sistema di IA, denominato “Copilot”. L’estensione Copilot è a disposizione di tutti e si apre rivolgendosi all’utente con l’espressione “Chiedimi qualsiasi cosa”! Copilot è in tutte le applicazioni del c.d. Pacchetto Office.

Con Copilot si può riassumere un documento, si può redigere la bozza di un atto giudiziario con l’utilizzo, per esempio, di documenti già scritti e presenti nella memoria del pc utilizzato o nel cloud personale. “Copilot” è Chat GPT4, perfezionato, sebbene sia ancora una c.d. GenAI, Artificial intelligence generica, non specializzata in ambito legale. È, però, chiaramente uno strumento potenzialmente utile per fare una ricerca veloce su database open access presenti sul web nonché per riassumere grandi quantità di testi o ancora per redigere una bozza di contratto o di lettera.

CoPilot come le altre GenAI generiche (ChatGPT, Google Gemini, Perplexity, Claude 3) deve essere utilizzato con la consapevolezza della necessità di verificare l’output ottenuto dalla interrogazione posta (query, prompt): gioca un ruolo essenziale la formazione all’utilizzo di questi strumenti che, tuttavia, allo stato sono incapaci di offrire un risultato che possa considerarsi, dal punto di vista di un legale, come informazione affidabile in percentuali elevate e ciò perché si tratta pur sempre di GenAI addestrate su lingue straniere, materiali generici, istruzioni generali. Lo tesso CoPilot è stato addestrato ad allertare l’utente che lo interroga su questioni legali con il consiglio di rivolgersi pur sempre a un legale umano!

Se la consapevolezza sulla fallibilità dell’AI è necessaria, è, altresì, evidente come l’AI sia già negli studi legali e sulle scrivanie dei giuristi (avvocati e non); l’AI è ormai a “portata di tasto”, e impedirne o vietarne l’uso non appare realistico, bisogna invece provvedere a una massiccia formazione sull’uso consapevole e critico di questi strumenti. Ciò che, invece, ci può domandare è come mai l’estensione CoPilot sia entrata nei sistemi operativi dei nostri pc senza che si avvertisse l’esigenza di regolarla sul piano normativo o, quantomeno, di limitarne l’uso solo ad alcune funzioni o ambiti tematici. Il problema si pone tenendo conto dell’approvazione del Regolamento Ue sull’AI di marzo 2024 nel cui ambito di applicazione il sistema CoPilot può senz’altro ricadere.

Questo esempio ci permette di affrontare il tema degli strumenti di AI che, anche alla luce dei recenti interventi legislativi in materia di modellizzazione, lunghezza e sinteticità degli atti giudiziari (cfr.DM n. 110 del 2023), ben potrebbero essere utili agli avvocati. Non si deve temere di mortificare il contenuto di un atto giudiziario (sia esso uno scritto difensivo o un provvedimento giurisdizionale) accettando di configurarlo in un form condiviso perché il suo contenuto resterebbe sempre e comunque unico e originale, tagliato su misura per il singolo cliente dal singolo avvocato. La forma non uccide il contenuto ma semplicemente lo rende uniforme e più facilmente riconoscibile nonché leggibile dagli algoritmi di AI: va preso atto che si sta attraversando un ponte verso una configurazione delle informazioni, in particolare, delle informazioni giuridiche, che richiede un mutamento di paradigmi culturali in ambito legale.

Ma la forza dei sistemi di AI sta, ovviamente, non solo e non tanto nella standardizzazione della struttura degli atti giudiziari quanto nel supporto al ragionamento giuridico del professionista. Su questo punto va trovato un accordo su cosa debba intendersi per ragionamento giuridico e su quali siano i materiali necessari al suo svolgimento: solo precisando questo aspetto è possibile affrontare il dilemma relativo a confini di liceità dell’uso di sistemi di AI in ambito legale e il suo corollario relativo alla responsabilità del professionista in caso non solo di abuso ma anche di “non uso” dei sistemi di AI. Là dove si ritenesse che una più rapida e puntuale ricerca e individuazione dei dati normativi rilevanti così come una più rapida e puntuale lettura degli atti di parte o, ancora, una più rapida e puntuale lettura di contributi dottrinali sul tema oggetto di analisi così come di materiali giurisprudenziali pertinenti, meglio se organizzati, gli uni e gli altri, per orientamenti rilevanti, possa essere un valido ausilio al professionista legale per la comprensione del problema giuridico e per la raccolta degli elementi utili al suo processo decisionale, allora si sarebbe fatto un passo avanti verso un approccio opportunistico in senso positivo ai sistemi di AI. Adottando questa prospettiva, si vede come la strada da fare sia ancora tanta ma non necessariamente lunga in termini temporali. Già nel mondo legale italiano stanno emergendo alcune sperimentazioni interessanti come quella di Giurimatrix. Sono sperimentazioni perfettibili ma ispirate dall’idea condivisibile che sia possibile realizzare per il mondo legale italiano uno o più strumenti di AI realmente utili per il ragionamento giuridico come sopra inteso, senza approcci timorosi ma al contrario considerando alcuni strumenti come una grande opportunità per migliorare la situazione italiana del sistema giudiziario e del mondo forense.