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di Mario Di Vito

Il Manifesto, 7 agosto 2025

Un “pasticcio frettoloso di cui chiederò chiarimenti”. Era lo scorso 5 febbraio quando, prima alla Camera e poi al Senato, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, con la modestia che lo contraddistingue, così bollava le carte della Corte penale internazionale su Osama Almasri. Un testo pieno di errori e incongruenze, disse il ministro, per giunta scritto in inglese, “un complesso carteggio” difficile da decodificare. Per questo - anche per questo - le interlocuzioni con la Corte d’appello di Roma, durante le 48 ore di fermo del boia libico, sono state pressoché assenti. E però una via d’uscita c’era e l’aveva offerta direttamente la Cpi in maniera piuttosto esplicita.

La ricostruzione è nelle 92 pagine con cui il tribunale dei ministri chiede l’autorizzazione a procedere per Mantovano, Piantedosi e per lo stesso Nordio. La prima richiesta di cooperazione era stata formalmente inviata già venerdì 18 gennaio al magistrato di collegamento all’Aja Alessandro Sutera Sardo che poi l’aveva trasmessa al consigliere diplomatico Augusto Massari e all’ambasciatore Giorgio Novello.

È da questo momento che l’Italia deve ritenersi informata della vicenda. In fondo alle carte della Cpi vengono indicati due nominativi a cui rivolgersi “per qualsiasi comunicazione e domanda”: Nayeer Nolte e Rod Rastan. Alle 13 e 57 di lunedì 20 gennaio, Nolte scrive al ministero della Giustizia un’email in inglese nella quale si dichiarava disponibile a “discutere le procedure applicabili” e proponeva di svolgere una call per le 15 dello stesso giorno.

Nulla accade e alle 23 e 05 si fa allora vivo sempre via email, Rod Rastan, capo della sezione di supporto alla cooperazione giudiziaria della Cpi. Dice che invierà a breve la traduzione in italiano del mandato e chiede di sapere data e orario dell’udienza di Almasri. Infine ribadisce la disponibilità “a fornire assistenza in qualsiasi modo, anche tramite la presenza fisica durante la procedura di consegna nazionale”. Le ore passano, l’avvocato del libico presenta istanza di scarcerazione, la decisione della Corte si avvicina e da via Arenula continua a non farsi sentire nessuno. Alle 15 e 50 del 21 gennaio, Rastan scrive di nuovo all’ambasciatore Novello e ribadisce l’offerta di “supporto” in qualsiasi forma necessaria, aggiungendo che, se serve, all’Aja possono “coordinare i successivi passaggi procedurali concernenti l’arresto e la consegna” di Almasri.

Scrivono a questo proposito le magistrate del tribunale dei ministri: “A tali richieste non è stato dato alcun seguito, ad eccezion fatta della risposta meramente diplomatica, inviata alle ore 15 e 57 del 21 gennaio, dall’ambasciatore, che ringraziava Rastan dellla gentile email, di cui aveva preso debita nota e della sua disponibilità”. Com’è finita si sa: Almasri è stato liberato e riaccompagnato a Tripoli. E la procura della Cpi vuole deferire l’Italia davanti all’Onu per la sua palese mancanza di cooperazione.