di Stefano Montefiori
Corriere della Sera, 6 luglio 2025
Circa 6.500 condannati hanno beneficiato della clemenza presidenziale, ma tra loro non c’è Boualem Sansal, lo scrittore franco-algerino condannato in appello a cinque anni di carcere. Il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune ieri ha concesso la grazia a migliaia di detenuti, come vuole la tradizione, nel giorno della festa dell’indipendenza dalla Francia. Quest’anno circa 6.500 condannati hanno beneficiato della clemenza presidenziale, ma tra loro non c’è Boualem Sansal, lo scrittore franco-algerino condannato in appello, martedì scorso, a cinque anni di carcere. Il decreto di grazia esclude chi “ha minacciato l’unità territoriale della nazione”, e questo non si perdona a Sansal: l’avere sostenuto che alcuni territori dell’Ovest algerino dovrebbero appartenere in realtà al Marocco, ma sono stati attribuiti ad Algeri dall’ex potenza coloniale.
Un reato di opinione peraltro storicamente fondato, sul quale il regime esercita un’intransigenza sospetta. L’estate scorsa Parigi si è schierata dalla parte del Marocco contro l’Algeria nella contesa sul Sahara occidentale e da allora tutta la retorica post-coloniale anti-francese ha ripreso con grande virulenza, mentre in Francia destra ed estrema destra hanno a loro volta strumentalizzato le tensioni invocando “il pugno di ferro” contro Algeri. Il premier François Bayrou sperava apertamente nella grazia ma si è lasciato illudere. Mentre i due governi litigano Boualem Sansal, 80 anni, malato di cancro, resta in carcere. L’ultima speranza è un provvedimento ad personam, nelle prossime settimane o mesi, magari da concedere in un giorno meno carico di emozioni e vecchi rancori.











