di Claudio Cerasa
Il Foglio, 15 ottobre 2026
I permessi concessi sono pochi e motivati Non è infrequente, non solo per chi si occupa di giustizia e carcere a livello informativo, ma per chiunque abbia a cuore la civiltà giuridica, dover ringraziare un quotidiano come il Dubbio per il puntuale lavoro di fact checking svolto. Il “caso” approfondito ieri da Damiano Aliprandi è un esempio, e vale la pena essere segnalato perché dice qualcosa di più anche su un modo allarmistico di fare informazione e su strumentali ricadute politiche. Analizza il Dubbio “l’allarme” scattato dopo un articolo del quotidiano la Stampa, seguito da immediato ricasco politico, relativo alla presunta facilità per i boss mafiosi di lasciare il carcere. Il titolo era: “Mafiosi, ergastolani e capi clan lasciano il carcere con i permessi”.
Ma scrive il Dubbio: “Poi si leggono i nomi, e la porta girevole si inceppa. Nel 2026 a uscire con un permesso sono stati in tre: Gregorio Di Giovanni il 6 marzo, Cristoforo Cannella il 10 aprile e Mario Capizzi”. E si tratta di “uscite temporanee, di pochi giorni, disposte da un giudice con provvedimenti motivati e revocabili. Quale sarebbe lo scandalo? A meno che venga reputato scandaloso lo stato di diritto e l’autonomia e indipendenza dei giudici di sorveglianza”. Per molti altri detenuti citati, si spiega invece che i permessi sono stati rifiutati. E che in ogni caso chi è detenuto al 41 bis non ne gode. Ma l’articolo della Stampa hanno preso le mosse alcuni parlamentari del Pd, tra cui Walter Verini, capogruppo in commissione Antimafia, per chiedere al ministro Nordio di riferire urgentemente in Parlamento.
Ad alzare “l’allarme” era stato anche il procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia, che ha rilanciato i “pericoli dei benefici penitenziari” ai capimafia. Solo che questi pericoli non sono reali. L’associazione no profit Yairaiha che si è occupata della vicenda scrive: “Le informazioni complete vengono dopo. Prima viene l’allarme”. Ma fa bene il Dubbio a ricordare che il vizietto di attaccare il governo per presunte e inesistenti “scarcerazioni facili” è bipartisan: negli anni del Covid, era stata la destra a tentare il gioco.









