di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 17 luglio 2024
Il sistema carcerario italiano è al centro di un acceso dibattito politico e sociale. La Conferenza dei Garanti territoriali dei detenuti lancia l’allarme su sovraffollamento, carenze di personale e aumento dei suicidi, motivo per cui ha indetto una conferenza stampa che si è tenuta lunedì scorso al Senato. La situazione nel Lazio, illustrata dal Garante regionale Stefano Anastasìa, offre uno spaccato preoccupante della realtà nazionale.
Nella sua relazione annuale, Anastasìa ha dipinto un quadro allarmante delle carceri laziali. Al 30 giugno 2024, gli istituti penitenziari della regione ospitavano 6.778 detenuti, con un tasso di sovraffollamento del 130,3% rispetto alla capienza regolamentare. Il carcere di Regina Coeli a Roma emerge come il più critico, con un tasso di affollamento del 180% e il triste primato di suicidi: ben 12 dal 2020, di cui 7 tra il 2023 e il 2024. Le criticità non si limitano al sovraffollamento: Anastasìa ha evidenziato carenze nell’assistenza sanitaria, nelle politiche attive del lavoro e nella programmazione dell’intervento sociale. Particolarmente preoccupante è la situazione nel Centro di permanenza per il rimpatrio (Cpr) di Ponte Galeria, dove le condizioni di vita dei trattenuti sono al limite dell’accettabilità.
Le raccomandazioni di Anastasìa includono il potenziamento dell’organico dei servizi sanitari penitenziari, la promozione di corsi di formazione professionale per i detenuti e l’adozione di clausole sociali per favorire l’inserimento lavorativo di persone provenienti da percorsi penali. Si chiede inoltre un piano di risanamento degli istituti penitenziari e l’adeguamento degli spazi del Cpr di Ponte Galeria.
Oltre alle problematiche carcerarie per adulti, anche il sistema della giustizia minorile presenta sfide significative. L’Istituto penale minorile Casal del Marmo di Roma ha visto un aumento dei detenuti, passando da 43 nel 2022 a 63 a giugno 2024. Le tensioni interne e la mancanza di risorse ostacolano la funzione rieducativa, cruciale per i giovani detenuti.
Il fenomeno dei suicidi in carcere è drammaticamente diffuso a livello nazionale. Il numero ufficiale è di 56 suicidi, ma secondo altre fonti potrebbe arrivare a 58, poiché 2 casi considerati sicuri sono stati inseriti tra quelli ‘ da accertare’. Come sottolineato da Samuele Ciambriello, portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali, si registra ‘ un suicidio ogni tre giorni’ nelle carceri italiane. Una situazione che ha spinto il Presidente della Repubblica, quattro mesi fa, a lanciare un appello urgente per interventi mirati a ridurre le tensioni nel sistema penitenziario.
Nella conferenza di lunedì sono state discusse le proposte per affrontare l’emergenza carceraria e sono stati esaminati il recente decreto carcere del Governo e il ddl sicurezza, considerati dai Garanti come un pacchetto di misure inutili e gratuitamente repressive in materia penale, penitenziaria e nel diritto dell’immigrazione. La conferenza dei Garanti territoriali sottolinea l’urgenza di interventi immediati, anche temporanei, per alleviare la pressione sulla popolazione carceraria. La situazione attuale, caratterizzata da sovraffollamento, carenza di personale e inefficienza dell’assistenza sanitaria, richiede un’azione rapida e decisa da parte del legislatore.
Il dibattito sulle carceri italiane si inserisce in un contesto più ampio di riflessione sul sistema giudiziario e penitenziario del paese. Le proposte dei Garanti e le discussioni in corso in Parlamento, come la proposta di legge promossa da Roberto Giachetti di Italia Viva e Rita Bernardini di Nessuno Tocchi Caino, potrebbero portare a importanti cambiamenti nelle politiche carcerarie, con l’obiettivo di garantire condizioni di detenzione più umane e un sistema più efficace nel reinserimento sociale dei detenuti. Mentre il confronto politico prosegue, resta l’urgenza di trovare soluzioni concrete per affrontare quella che appare sempre più come una vera e propria emergenza umanitaria all’interno delle carceri italiane. Il diritto alla vita e alla speranza dei detenuti, come sottolineato nel titolo della conferenza stampa dei Garanti, rimane al centro di un dibattito che coinvolge istituzioni, società civile e opinione pubblica. A tal proposito, il Partito Radicale lancia una campagna per denunciare le condizioni carcerarie. Il Consiglio generale dei radicali ha approvato all’unanimità una mozione che dà il via a una campagna di denuncia delle condizioni ‘ disumane e degradanti’ nelle carceri italiane. L’iniziativa, che si rivolge al Presidente della Repubblica, alla Magistratura di Sorveglianza e al Ministro della Giustizia, prevede la presentazione di formali istanze di grazia e di sospensione delle pene per motivi umanitari. La decisione arriva in un momento di particolare criticità per il sistema penitenziario italiano, segnato, come detto, da un preoccupante aumento dei suicidi tra detenuti e agenti penitenziari dall’inizio dell’anno. Il Partito Radicale denuncia il sovraffollamento, la mancanza di assistenza sanitaria e l’abbandono di detenuti con problemi psichiatrici e di tossicodipendenza.
La mozione accoglie con favore le recenti dichiarazioni del Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), Santalucia, che ha definito il carcere ‘ criminogeno’, riprendendo una storica denuncia di Marco Pannella. Inoltre, il Partito Radicale si allinea alla richiesta dell’ANM al Parlamento per un provvedimento di amnistia che affronti in modo radicale la questione penitenziaria. Il documento invita il Parlamento a riprendere i lavori per una riforma penitenziaria, iniziata ma mai conclusa dall’ex Ministro Andrea Orlando, e critica il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) per la recente legge che sanziona le proteste nonviolente dei detenuti. La campagna prevede il coinvolgimento diretto dei detenuti e dei loro avvocati, che sono invitati a presentare istanze sulla base di formulari predisposti dal Partito Radicale.
Il partito tiene a precisare che il numero dei suicidi in carcere è solo uno dei parametri - per quanto significativo e di estrema gravità per valutare lo stato dei penitenziari. “Non c’è dubbio”, si legge nel documento approvato, “che dall’inizio dell’anno c’è stato un notevole incremento, e che in una struttura dello Stato questo non dovrebbe accadere mai e, il fatto che oltre a tanti detenuti, vi siano anche agenti della polizia penitenziaria, denota il tasso di invivibilità del carcere, che in uno Stato di diritto è tasso di inciviltà e di violazione dei diritti umani fondamentali”.
L’obiettivo è coordinare e amplificare l’iniziativa, coinvolgendo anche altre giurisdizioni. Il partito si impegna, quindi, a dare massima diffusione a questa campagna, mobilitando i propri organi dirigenti, i membri del Consiglio generale, gli iscritti e gli avvocati. L’iniziativa mira a portare all’attenzione pubblica e istituzionale la grave situazione delle carceri italiane, considerate dal partito come lo specchio di una giustizia che viola strutturalmente i diritti umani fondamentali.










