sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Mario Di Vito

Il Manifesto, 23 aprile 2026

C’è un altro buco nel decreto sicurezza che faticosamente sta compiendo il suo iter parlamentare. Lo ha mostrato ieri la giudice di Genova Lucrezia Novaro, che nel prendere atto che l’articolo 18 del Tulps (la manifestazione non preavvisata alla questura) non è più un reato ma un illecito amministrativo, non solo ha disposto il non luogo a procedere nei confronti di cinque anarchici accusati di aver promosso un corteo per Alfredo Cospito nel febbraio del 2023, ma poi non ha trasmesso gli atti alla prefettura, competente per l’erogazione delle sanzioni amministrative, perché non esiste una specifica norma transitoria che preveda la retroattività della multa per i fatti avvenuti prima dell’entrata in vigore del decreto (il 24 febbraio scorso). Da qui la non punibilità degli imputati, difesi dagli avvocati Emanuele Tambuscio, Pietro Serracchieri e Fabio Sommovigo.

Non da oggi, nei suoi ormai numerosissimi provvedimenti in materia di sicurezza, il governo sta cercando di spostare le questioni di piazza dal penale all’amministrativo, con la speranza di produrre effetti deterrenti. Del resto, i processi per fatti come le manifestazioni non autorizzate sono rarissimi e le condanne (quando arrivano) sono sempre state per lo più di lieve entità. Con le multe (in questo caso da 1.000 a 10.000 euro) il discorso cambia non poco, perché eventuali ricorsi vanno discussi in sede di tribunale amministrativo. Significa, tra le altre cose, che gli avvocati non possono lavorare come al solito, cioè non possono andare in procura a chiedere di vedere gli atti dell’inchiesta per il semplice fatto che potrebbe non esserci alcuna inchiesta e dunque nessun atto da mostrare.

Un fatto che, peraltro, può avere effetti imprevisti: le manifestazioni non preavvisate, ad esempio, non possono più essere usate come base per provvedimenti di polizia come i fogli di via, i divieti e gli obblighi di dimora, perché si tratta di sanzioni erogabili solo in presenza di molteplici delitti. Non di violazioni amministrative. Questa è, tra le altre cose, la base dei ricorsi presentati dagli legali degli anarchici che, nonostante il divieto della questura, il 29 marzo scorso hanno deciso di andare lo stesso al parco degli Acquedotti di Roma per commemorare Sara Ardizzone e Sandro Mercogliano, uccisi una settimana prima dallo scoppio di un ordigno che loro stessi stavano preparando in una cascina abbandonata. Per molti dei fermati sono arrivati i fogli di via. Che potrebbero essere dunque atti illegittimi.

Lo spostamento di tante questioni dal giudiziario al poliziesco, con l’attribuzione di poteri sempre maggiori alle forze dell’ordine e la diminuzione dei controlli da parte della magistratura, spesso e volentieri va a sbattere col codice di procedura penale. Con conseguente caos organizzativo. E sentenze che possono solo prendere atto delle mancanze incredibilmente ignorate dagli estensori delle nuove leggi.