di Monica Macchioni
sfogliaroma.it, 30 dicembre 2024
Prima di Tangentopoli, amnistia e indulto erano frequentissimi; misure di ordinaria amministrazione che non sconvolgevano nessuno. Servivano anche a riequilibrare eventuali storture ed errori del sistema. Oggi parlare di amnistia sembra quasi una bestemmia mentre l’indulto viene al massimo sussurrato sottovoce e timidamente. “Cui prodest” tenere le carceri piene, continuare ad essere sanzionati dall’Europa, contravvenire al recupero del reo come previsto nella Costituzione più bella del mondo?
In uno Stato sovrano e laico, come dovrebbe essere quello italiano, la sconfitta di tutto il ceto politico è rappresentata dal fatto che sia il Papa il primo a sollevare, con coraggio e a viso aperto, il tema dell’amnistia. Questa è, purtroppo, la cartina tornasole dello spessore e del coraggio della nostra classe dirigente. Pari a zero.
Le carceri dovrebbero essere uno strumento e non un fine. “Ogni proposta diretta ad attenuare le sofferenze date dal sovraffollamento va nella giusta direzione. Ogni chiusura è invece pregiudizievole della sicurezza sociale”, ha affermato di recente il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella commentando la proposta di Renato Brunetta che prevede un indulto solo parziale e per alcuni reati. “Un carcere affollato e irrispettoso della dignità umana produce invece recidiva ed è dunque insicuro per tutti”.
Ma perché ad occuparsi di carceri e di carcerati oggi sono solo le associazioni dedicate da sempre a questo settore e il tema non è più appannaggio della politica? Perché la politica è tiepida sia verso queste prese di posizione che verso i moniti del Pontefice, citato e ascoltato invece su altre vicende? Evidentemente perché si intravvede un forte interesse elettorale nell’inasprire le pene.
Un sintomo di ciò è ben rappresentato dalla recente riforma del codice della strada con chiari aspetti liberticidi. E non si può certo dire che le norme pre-riforma fossero tenere nel punire le trasgressioni. Come sarebbe bello se ci fossero ancora politici in grado di battersi per la presunzione di innocenza (fino a prova contraria) e per una giustizia giusta e rapida. Una provocazione: che succederebbe se prima di entrare in Consiglio dei ministri, o in Transatlantico, fosse obbligatorio effettuare l’alcol test o la prova del capello?
Sarebbe bello che prima di introdurre nuove leggi, si pensasse ai cittadini che vivono la vita di tutti i giorni senza privilegi ma con tanti sacrifici. Continuando di questo passo, invece, avremo un Paese sempre più arretrato e con maggiore astensionismo, nel quale sarà bello venire solo per fare le vacanze essendo dotato di un paesaggio e di un patrimonio artistico meraviglioso.










