di Eleonora Camilli
La Stampa, 20 aprile 2025
Un grande cuore sopra la spalliera del letto matrimoniale, la scritta “Ti amo” impressa sulle pareti. E poi quadri che raffigurano paesaggi, la scena romantica di un uomo e una donna a cena e una cicogna. Potrebbe sembrare una qualsiasi camera d’albergo pensata per la luna di miele di due neo sposi, è invece la prima “stanza dell’amore” per i detenuti in Italia, un locale allestito per i colloqui intimi in carcere degli ospiti con le mogli o compagne. A fare da apripista è la casa circondariale Sabbione di Terni, che da due giorni permette di usufruire del diritto all’affettività. Il primo ad entrare nei due locali attrezzati al piano terra, una stanza da letto e un bagno con doccia, è stato venerdì mattina alle 8, un uomo campano che due mesi fa aveva fatto ricorso, chiedendo di poter incontrare privatamente la compagna.
Il giudice del tribunale di sorveglianza, Fabio Gianfilippi, analizzando il caso aveva dunque sollevato la questione di costituzionalità poi accolta dalla Consulta. E dato due mesi di tempo al carcere per adeguarsi. Così nel penitenziario della cittadina umbra sono stati gli stessi detenuti, che lavorano al Mof (Manutenzione Ordinaria Fabbricati) a imbiancare i locali e arredarli con dipinti e murales per rendere l’ambiente più confortevole e decisamente meno freddo.
“È un piccolo miracolo all’interno di una situazione drammatica - commenta il senatore del Partito democratico Walter Verini, tra i primi a entrare nei nuovi spazi per un sopralluogo -. Nello stesso carcere di Terni oggi ci sono 600 detenuti a fronte di una capienza massima di 400 persone. Non solo, ma mancano anche figure di polizia penitenziaria. Eppure, dopo la sentenza della Corte costituzionale e grazie alla tenacia del giudice Gianfilippi si è riusciti a realizzare questo passo avanti, che non risolve ma di sicuro va valorizzato”. Per ora sono previsti, previa autorizzazione, non più di tre colloqui al giorno della durata media di due ore. Tutta la biancheria, lenzuola e asciugamani, vengono portate dall’esterno e controllate sia in entrata che in uscita per ragioni di sicurezza. Chi incontra il detenuto deve anche firmare un consenso informato. Dopo ogni colloquio privato le stanze vengono igienizzate e bonificate, come previsto dalle linee guida del Dap, pubblicate dall’amministrazione penitenziaria solo dieci giorni fa, l’11 aprile, proprio in vista dell’esecuzione della sentenza. Sono esclusi dalla misura i detenuti in regime di 41 bis e 14 bis, nonché coloro che sono in isolamento sanitario o che hanno commesso qualche infrazione negli ultimi sei mesi.
“Quella di venerdì è stata la mia novantaseiesima visita in un carcere e conoscendo bene la situazione, posso dire che questa iniziativa è straordinaria anche per come il personale penitenziario, in affanno, si è reso collaborativo - aggiunge Verini -. E questo mentre siamo in presenza di un governo che volta le spalle al sovraffollamento e che affronta il tema carceri alla Don Abbondio, non curante dei danni che farà anche il nuovo decreto sicurezza”. Il parlamentare dem ricorda che in altri Paesi i colloqui intimi sono la normalità da anni e non un evento eccezionale come da noi: “Se il trattamento all’interno è umano, non pura vendetta e afflizione, una volta fuori la persona avrà un altro atteggiamento: investire in socialità è investire in sicurezza, gli altri lo hanno capito da tempo”.
E in Europa sono diversi gli Stati che hanno spazi dedicati all’intimità tra i detenuti e i loro partner: è il caso dei parloirs familiaux e delle unités de vie familiale in Francia: locali appositamente concepiti per le visite di familiari adulti, di durata più o meno estesa, senza sorveglianza continua e diretta. Lo stesso è previsto in Spagna e in molti istituti penitenziari tedeschi, dove sono ammesse visite di lunga durata. Dopo il primo esperimento ternano anche altre carceri dovranno adeguarsi. “La circolare del Dap disciplina le modalità di svolgimento dei colloqui intimi, demandando ai provveditori e ai direttori il compito di garantire questo diritto - sottolinea il presidente dell’associazione Antigone, Patrizio Gonnella.
Molto è stato rinviato a loro e ora il diritto dovrà essere pienamente assicurato a livello territoriale. Ci auguriamo che tutte le carceri si adeguino per tempo. Le sentenze della Consulta vanno rispettate. Non ci sono più giustificazioni per ulteriori ritardi. Abbiamo bisogno di promuovere un modello detentivo che sia più umano e che guardi alla Costituzione per costruire reali percorsi di reinserimento sociale”.











