di Raffaella Calandra
Il Sole 24 Ore, 18 giugno 2025
Dietro quella porta senza chiave ora è possibile anche fare l’amore. Un letto, un bagno. Lenzuola portate da fuori. Nessun agente a sorvegliare. Due ore di tempo. Una breccia in uno dei tabù più coriacei del carcere. “La dignità dell’amore, bella frase!” Reagisce quasi sprezzante Gianluca alla notizia della prima ordinanza di un giudice che, dopo la storica sentenza della Corte costituzionale, ordina all’istituto penitenziario di consentire incontri intimi di un detenuto con la partner.
Il diritto all’affettività e la sentenza della Corte costituzionale - L’assenza di un diritto all’affettività era, per la Consulta, “una compressione sproporzionata e un sacrificio irragionevole della dignità della persona”. “Bella frase”, taglia corto questo ex giovane-adulto delle patrie galere, su cui undici anni di celle affollate, colloqui col vetro, code per il bagno e isolamento hanno provocato un “totale distacco dall’intimità”. Ecco che allora la sua storia, la storia di ex adolescente lasciato troppo solo con la sua rabbia, il suo dolore e il suo ghetto, spalanca un universo di questioni molto più ampie e universali intorno all’Amore in gabbia, titolo dell’ultimo libro di Donatella Stasio (Castelvecchi, 182 pagg, 18,50 euro). Un racconto senza veli sul mondo di dentro, specchio della società di fuori, attraverso la ricerca della libertà di un reduce dal carcere, come recita il sottotitolo.
Un libro sul mondo di dentro e di fuori - Un racconto necessario, che parla degli istituti penitenziari, delle loro condizioni, del tradimento del mandato costituzionale, ma parla ancora di più di tutto quello che c’è prima e dopo. L’assenza di welfare in contesti dove si è troppo impegnati a sopravvivere, come era costretta a fare la mamma di Gianluca rimasta vedova con tre figli tra i palazzoni di Quarto Oggiaro; l’abbandono delle periferie nella Milano anni ‘90, dove Gianluca spacciava e le tante periferie sociali ed esistenziali di oggi, che finiscono per affollare le celle. Questo libro interroga in profondità le istituzioni e tutti noi su quali uomini e donne restituisca alla comunità dei liberi un sistema dove i diritti sembrano concessioni e certa vulgata vorrebbe che “chi ha violato la legge - riporta Stasio - non meriti niente, neppure di respirare”.
Diritti, non concessioni per i cittadini reclusi - Eppure al di là di quelle alte mura vive un pezzo di Repubblica, popolato da cittadini, che espiano la loro pena, ma non per questo sono cittadini di serie B. Dietro quelle alte mura entra la persona, non il reato. E sul suo cambiamento scommette la nostra Carta fondativa, come ricorda - con parole vibranti di militanza costituzionale - l’autrice, per anni firma del Sole24ore, profonda conoscitrice dell’aria ferma del carcere e del suo “codice di comportamento funzionale alla pax penitenziaria”.
Il codice non scritto del carcere - Così chi vive al di là dei cancelli sa che tante cose “non si fanno”, perché non accettate. Compreso non lasciarsi andare a gesti di affetto, a dispetto di tanta filmografia. Il “codice etico del carcerato” racconta Gianluca sulla base delle sue esperienze più dure tra San Vittore, Busto Arsizio, Fossombrone insegna “chi puoi salutare e chi no, con chi puoi parlare e con chi no, come devi versare l’acqua, come ci si deve comportare fra amici, e anche come si deve stare con i familiari. Io ho imparato queste regole, questa severità, e non sgarravo mai. A prescindere dalle guardie”.
Ibernazione emotiva - “Ibernazione emotiva” la definisce Roberto Bezzi, storico responsabile dell’area educativa di Bollate. Non chiedo, non reagisco, non do fastidio. Sopravvivo in una realtà “dove tu sei ciò che gli altri raccontano di te, le parole con cui ti descrivono”, a cominciare dalle relazioni degli operatori necessarie per ogni accesso ai benefici. Ma da questa ibernazione quali uomini escono? “Quando tornavo a casa mi sfogavo come una belva”, ammette Gianluca, la cui esistenza cambia traiettoria solo quando - dopo le esperienze più dure - inizia il suo “viaggio” a Bollate, l’eccezione, la dimostrazione che un carcere della Costituzione è possibile: contraddizioni e fallimenti, come il drammatico caso del detenuto in lavoro esterno tornato ad uccidere per poi suicidarsi, non possono far dimenticare i dati sul crollo della recidiva in presenza di un solido progetto di reinserimento.
Bollate e il viaggio nel carcere della Costituzione - A dispetto del vuoto sperimentato in istituti ad alta sicurezza, qui Gianluca conosce le occasioni della formazione professionale con Cisco, le emozioni del teatro, il patto di responsabilità con lo Stato, il contrario di un’impostazione fatta solo di controllo; e impara soprattutto a stare con gli altri e a gestire le emozioni, come nessuno insegna a troppi minori che finiscono nei circuiti penali.
Il deserto di fuori, le gabbie di dentro - Capita così che nel deserto di fuori, dentro troppi si tolgono la vita alla vigilia della ritrovata libertà. O tornano solo nelle stesse gabbie, con i propri corpi e i propri sentimenti.











