di Giovanna Baldini
Ristretti Orizzonti, 12 luglio 2026
Sono 31 le lettere, divise in sette sezioni per argomento, spedite nel tempo e indirizzate da persone detenute al professore Samuele Ciambriello, attualmente Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale della Regione Campania. Stiamo parlando del libro “Lettere al Garante. Voci dal carcere tra diritti negati, paure e speranze” (Iod, 2026). Sono lettere di uomini e donne, padri e madri, ma anche figli, coniugi e fratelli. In queste pagine, che l’Autore ha voluto pubblicare, il mondo della reclusione appare in tutta la sua drammatica umanità. La realtà delle carceri italiane assume, attraverso la voce di chi scrive, una visibilità spesso nascosta sia dagli organi ufficiali sia dai mezzi di comunicazione.
Gli scritti mostrano racconti di vita ordinaria che viene negata, non rispettata, ignorata nelle pur minime esigenze quotidiane vuoi dalla burocrazia vuoi dagli organi preposti alla custodia. Le voci che con grande dignità escono da quei fogli sono richieste di ascolto a cui manca sempre il diritto alla risposta. Un minimo cenno di riscontro che dovrebbe giungere dalle istituzioni statali che, invece, latitano. Anche se hanno la responsabilità della tutela di cittadini, momentaneamente privati della libertà.
Al Garante, Samuele Ciambriello, si rivolge chi ha urgente bisogno di andare all’ospedale, chi non può vedere il figlio, colui a cui è negata la visita alla vecchia madre, malata di Alzheimer, che non può rispondere a una videochiamata. I bisogni sono molteplici e interessano tutte le sfere delle persone: la salute, la violenza subita, gli affetti familiari, le fragilità personali, la lontananza territoriale. La vita negli istituti carcerari italiani presenta disagi di ogni tipo, al limite della tollerabilità: le strutture cadenti, il sovraffollamento, il caldo e il freddo, l’indifferenza e talvolta la crudeltà dei custodi, che rendono la permanenza di chi sconta il reato insopportabile.
Il tono delle lettere, è sempre molto pacato. Non cerca di suscitare pietà, non vuole consolazione. Chi scrive, per la maggior parte, rivendica il proprio stato di persona che ha diritto al rispetto e alla dignità e si rivolge al Garante per un aiuto, un consiglio e un’eventuale soluzione di problemi pratici. Gli autori delle lettere pubblicate nel libro riconoscono il proprio reato, sono reclusi a scontare una pena, ma reclamano il diritto all’ascolto. Il più delle volte non ricevono risposte: il magistrato di sorveglianza non decide sulla richiesta inoltrata; analisi mediche decisive non vengono effettuate per mancanza di scorta; al Serd (Servizio pubblico per le dipendenze) non si va perché non ci sono posti… In questo modo viene meno il dettato costituzionale dell’art. 27 e negata la riabilitazione della persona. Così, quando la pena sarà scontata, l’uscita dal carcere porterà solo problemi di reinserimento e tanta disperazione.
Le lettere denunciano i bisogni, le richieste legittime di chi è impossibilitato a prevedere autonome soluzioni, essendo una persona ristretta. Attraverso il libro Samuele Ciambriello mostra ai lettori quel grande spaccato di vite intrecciate tra dentro e fuori e la denuncia è forte: la reclusione, così com’è configurata oggi, non è solo dannosa e inumana per il condannato, ma anche per la sua famiglia e per tutta quella rete di relazioni affettive e amicali che ogni individuo tesse nel corso della sua vita. Quindi non solo la persona detenuta non è il suo reato, ma neanche il carcere deve essere solo custodia. Compito dell’istituzione sarebbe, allora, creare le condizioni per non fermarsi alla superficie della colpa, ma cercare la persona dietro l’illegalità. Praticare insieme la possibilità del riscatto attraverso percorsi di responsabilità e reinserimento. In questo libro di lettere, dalle carceri non escono solo parole, ma esistenze che cercano ascoltatori… E mentre escono, le vite di dentro si mescolano con quelle di fuori e si fanno vedere e conoscere.
Samuele Ciambriello, “Lettere al Garante. Voci dal carcere tra diritti negati, paure e speranze”, ed: Iod, Noventa Padovana 2026, p. 120, euro 15,00










