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di Carlo Bonini

La Repubblica, 24 marzo 2023

Dai bambini delle coppie omosessuali ai figli delle detenute, la destra dimostra di essere oscurantista e molto indietro rispetto al Paese. In una coazione a ripetere intollerabile per la rozzezza delle argomentazioni, la ferocia e la disumanità degli obiettivi, l’oscurantismo ideologico delle premesse, la destra al governo - o almeno due dei suoi pilastri, FdI e Lega - annichilisce il disegno di legge di iniziativa del Pd immaginato per cancellare la vergogna dei bambini costretti a nascere e trascorrere la loro prima infanzia in carcere o in strutture para-carcerarie per la sola colpa di essere stati generati da madri condannate a pene detentive. E lo fa riproponendo lo stucchevole canovaccio agitato ogni qual volta, in questi mesi, la discussione parlamentare ha incrociato il tema dei diritti della persona. Che si trattasse di migranti piuttosto che del regime carcerario del 41 bis, di bambini figli di coppie omogenitoriali, o, appunto, di figli minori di detenute. Con una grossolana manipolazione, FdI e Lega sono infatti riusciti a rovesciare sull’opposizione l’accusa grottesca di voler “proteggere”, alternativamente, “i mafiosi al 41 bis”, “gli scafisti e i trafficanti di esseri umani”, “il commercio di bambini comprati con uteri in affitto” e ora, niente di meno, che le “borseggiatrici recidive che usano i loro figli per sfuggire alla galera”.

Impermeabile al dato di realtà, che la articolata macchina del rumore che accompagna l’azione di governo provvede ogni volta a occultare, la destra finge di non sapere che, al mese di febbraio, le madri detenute in Italia con i loro figli sono 21. Non esattamente un dato statistico capace di corroborare la tesi secondo la quale il Paese dovrebbe difendersi dall’aggressione spregiudicata di donne che usano i loro figli come salvacondotto dalla galera. Ma quel che è peggio, la destra di governo posa a vittima di un fantomatico disegno che vedrebbe noti estremisti come i parlamentari di Pd, Terzo polo e della stessa Forza Italia in combutta per assicurare l’impunità a madri “snaturate” per le quali, evidentemente, può e deve valere una sola regola. Contraria a qualsiasi principio etico prima ancora che di civiltà. Che un figlio, per giunta appena nato o in tenerissima età, paghi le colpe della madre.

La verità è più semplice. E soprattutto cristallina. L’arroganza mista a vittimismo con cui la destra consuma scientificamente il suo assalto ai diritti dimostra infatti, dopo appena sei mesi di governo, quale idea retriva di società coltivi. E l’idiosincrasia ideologica che ne è insieme la premessa e il carburante. L’Italia di Giorgia Meloni e Matteo Salvini è una ridotta sovranista dove i diritti non si sommano, allargando così il perimetro delle libertà individuali, ma si elidono. Dove non c’è spazio per nessuna forma di diversità o fragilità, perché la regola, propria di ogni società chiusa, è quella del “guai ai vinti”. Perché il diritto di vivere diversamente la propria sessualità, di fuggire dalle guerre o dalla persecuzione, di declinare liberamente la propria genitorialità, di non dover far pagare ai propri figli i propri errori, conosce una sola declinazione. Quella inscritta nell’alfabeto della paura in nome del quale il “diverso”, il “deviante”, è un nemico che attenta alla nostra integrità, una minaccia alla “nazione” e ai valori iscritti nell’idea primitiva che ne coltiva questa destra.

Sarebbe di un qualche sollievo che in una maggioranza ridotta a caserma dove conta solo la regola dell’obbedienza, si fosse levata o si levasse qualche voce dissonante.

Ma evidentemente il garantismo e l’amore per le libertà di cui retoricamente si fregiano molti esponenti della maggioranza vale a giorni alterni. E tuttavia, c’è un dato che deve confortare. Il Paese, la sua coscienza, il suo modo di guardare la persona e le sue libertà è infinitamente più avanti sul tema dei diritti della classe politica che oggi la governa e dice di rappresentarla. E il tempo sarà galantuomo. C’è un’Italia, soprattutto quella che oggi ha dai 40 anni in giù, che non consentirà né a Giorgia Meloni, né a Matteo Salvini, di riportare indietro le lancette dei diritti agli anni ‘50 del secolo scorso. Sottovalutarla o pensare di addomesticarla parlando il linguaggio grottesco della propaganda, scaricando per giunta su dei bambini (ieri i figli delle coppie omogenitoriali, oggi delle detenute) il prezzo di tanta spregiudicatezza non allontanerà il giorno in cui i nodi verranno al pettine e il conto sarà presentato. Il giorno in cui Giorgia Meloni e Matteo Salvini scopriranno di essere solo due vecchi arnesi di un tempo che non c’è più.