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di Conchita Sannino

La Repubblica, 10 maggio 2026

Il dossier dei magistrati sul tavolo del ministro: i precari dell’Upp, le carceri, il rinvio del Gip collegiale e i disservizi sulle reti informatiche. Giustizia, il disgelo tra il ministro e l’Anm alla prova dei fatti. Dopo il loro incontro in via Arenula del 29 aprile scorso, arriva il mini dossier dell’Associazione nazionale magistrati sul tavolo del ministro Carlo Nordio. Sono richieste concrete, anzi “proposte” sui nodi più gravi da sciogliere nell’interesse del servizio giustizia e sui quali, dopo i mesi del conflitto referendario con il governo di Giorgia Meloni, c’è una disponibilità alla mediazione da parte del Guardasigilli. Quattro punti, tre pagine che Repubblica può anticipare.

In cima all’elenco, elaborato dalla giunta guidata da Giuseppe Tango, l’emergenza del personale da stabilizzare nell’Ufficio per il processo, sul quale grava la ghigliottina del 30 giugno prossimo, la fine dei contratti Pnrr. Poi: il rinvio della riforma sul gip collegiale (per cui saranno tre giudici per le indagini preliminari, e non uno, a vagliare la richiesta di arresto): che non potrà entrare in vigore ad agosto per i troppi buchi nelle piante organiche, e su cui il ministro aveva anticipato il suo accordo. Terzo punto: l’urgenza di investimenti in risorse informatiche contro paralisi e malfunzionamenti ormai ricorrenti che ogni giorno creano rallentamenti e ingorghi nei processi. E, ovviamente, il disastro carceri, tra sovraffollamento e diritti negati alle persone detenute: nel cui interesse occorre alleggerire carichi e criticità che gravano sulla magistratura di sorveglianza.

I “precari” dell’Ufficio per il processo - “Il personale Pnrr ha migliorato l’efficienza degli uffici giudiziari: occorre stabilizzarlo e garantire la continuità del modello organizzativo oltre il 30 giugno 2026”, scrive l’Anm. La carenza di personale amministrativo nei Palazzi di giustizia registra ormai “scoperture medie del 30 %, che in alcuni uffici arrivano al 50”. Sono voragini che solo il Pnrr ha potuto compensare: con l’Ufficio per il processo (Upp), che “è diventato un modello efficace e ha contribuito anche alla riduzione dell’arretrato”. L’Anm rilancia quindi la vecchia battaglia: “stabilizzare a tempo indeterminato” tutto il personale precario degli addetti all’Upp, “incluse le circa 1.500 unità ancora escluse, e attingere alla graduatoria di 1.800 idonei non vincitori” per coprire altri buchi. Garantendo però che gli addetti preservino i loro profili professionali, e conservino la sede, per non disperdere “assetti e cooperazione consolidati”.

Lo stop al Gip collegiale: ma fino a quando? - “L’introduzione del Gip collegiale rischia di rallentare la tutela cautelare negli uffici con organici insufficienti: è necessario differirne l’entrata in vigore”, è la premessa. Traduzione: così salta tutto, non siamo in grado di reggere. Il ministro Nordio ne è consapevole, già immagina di posticipare l’entrata in vigore: da agosto verso ottobre o novembre. Ma per l’Anm, se così fosse, si tratterebbe di uno slittamento inutile. Perché “la maggior parte degli uffici non dispone assolutamente di un numero adeguato di giudici, e la metà degli uffici conta solo tre gip o anche meno”. La riforma non può andare a regime se non si mette mano al reale “adeguamento delle piante organiche degli uffici Gip italiani”. Anzi, val la pena di rivedere tutto: e capire se la “sequenza procedimentale” garantisca “un equilibrio efficace tra la necessità di decisioni più ponderate e quella di una tutela cautelare tempestiva ed efficace”.

Intervenire su paralisi e disservizi dei processi telematici - Si è rivelato “inadeguato e inefficiente” il Processo civile telematico (Pct), i cui moduli “risalgono a 20 anni fa”, spesso rattoppati “secondo logiche emergenziali”. E sono gravi anche i “continui malfunzionamenti dell’applicativo per il processo penale (App)” che “compromettono l’efficienza degli uffici giudiziari”. Per l’Anm, “è necessaria una reingegnerizzazione completa del sistema” e anche una “formazione strutturata per gli aggiornamenti del sistema e la vetustà delle infrastrutture di rete”. Serve insomma “potenziare l’assistenza tecnica in loco” e soprattutto: “investire in hardware, software e reti moderne per ridurre interruzioni e disservizi”.

Carceri e detenuti in abbandono - Il sistema penitenziario implode. “Sovraffollamento, carenze di personale e risorse insufficienti richiedono azioni immediate: sia per alleggerire il carico degli uffici di sorveglianza, sia per migliorare le condizioni di vita detentiva”. L’Anm chiede una serie di interventi, in particolare “facilitare l’accesso all’affidamento in prova e alla detenzione domiciliare, rendendole più ricche di contenuti ri-socializzanti”. E propone di “incrementare la dotazione di braccialetti elettronici e i posti in Rems”, (ovvero le strutture, spesso inadeguate, dove sono rinchiusi i detenuti con problemi psichiatrici) oltre al “personale medico, educatori e psicologi negli istituti penitenziari”. Un capitolo a parte meritano poi le criticità negli istituti penali minorili con “la carenza di personale di polizia penitenziaria specializzata”.