di Francesco Grignetti
La Stampa, 3 luglio 2019
Palamara: io parte di un sistema di correnti, Csm e sindacato hanno creato un vero blocco. È una valanga di discredito che non accenna a fermarsi, lo scandalo sulle nomine al Consiglio superiore della magistratura.
Leggendo sui giornali le intercettazioni di imbarazzanti conversazioni tra il procuratore generale della Cassazione, Riccardo Fuzio, e Luca Palamara, tra i magistrati è montato lo sconforto e la rabbia. Dopo ore di chat ribollenti, i vertici dell'Anm hanno fatto un passo senza precedenti: chiedono le dimissioni di Fuzio senza se e senza ma, annunciando che per il massimo vertice della pubblica accusa in Italia ci sarà un processo davanti ai probiviri dell'associazione.
Anche il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha messo al lavoro gli uffici del ministero per vagliare il caso-Fuzio e il ministro ha fatto trapelare la sua "grande preoccupazione rispetto alla delicatezza istituzionale della vicenda". Nelle stesse ore in cui Fuzio partecipava imperturbabile a una riunione al Csm, dunque, l'associazione dei magistrati elaborava un documento durissimo di censura per il pg. "Si tratta di condotte - scrive la Giunta dell'Anm - ancora più gravi in quanto riferite al titolare di un Ufficio che ha, tra le proprie prerogative, anche l'esercizio del potere disciplinare, ed è membro di diritto del Consiglio Superiore della Magistratura".
Questo è il paradosso di tutta la vicenda. Riccardo Fuzio è il grande inquisitore d'Italia. Da lui dipendono le sorti dell'intera magistratura in quanto è l'uomo che promuove le azioni disciplinari. Eppure il 21 maggio scorso confabulava con Palamara e gli rivelava i segreti dell'inchiesta di Perugia. Segreti che ovviamente sarebbero dovuti rimanere in cassaforte. Di qui, lo sconcerto dei magistrati. Come dice il segretario dell'Anm, Giuliano Caputo: "Tanti di noi non potevano crederci". Oppure Riccardo De Vito, presidente di Md: "Di fronte a questo stato di cose, gran parte della magistratura prova una rabbia che vorrebbe trasmettere anche fuori dalle aule".
È questo il motivo per cui l'Anm usa toni solenni, ma definitivi: "La magistratura, le istituzioni repubblicane e i cittadini si attendono oggi un gesto di responsabilità, capace di separare la vicenda personale ed il corso delle indagini dalle istituzioni, onde preservarle da ulteriori effetti devastanti rispetto a quelli che già si sono prodotti". Se Fuzio per tutto il giorno non reagisce, Luca Palamara prova disperatamente a recuperare. Ieri iniziava il procedimento disciplinare nei suoi confronti e l'ex presidente dell'Anm ha iniziato la battaglia contestando la presenza nel collegio che dovrebbe giudicarlo di Piercamillo Davigo e Sebastiano Ardita, perché avrebbero anticipato il loro giudizio in dichiarazioni.
Salta agli occhi che Palamara è passato dalle stelle alle stalle. Non è riuscito a trovare nemmeno un collega che accettasse di difenderlo. Davanti alla Disciplinare è stato costretto ad andare da solo con i suoi avvocati, Mariano e Benedetto Marzocchi Buratti più Roberto Rampioni. "Eppure - lamenta nella sua memoria difensiva - l'articolo 24 della nostra Costituzione (sul diritto alla difesa per ogni cittadino, ndr) dovrebbe valere per tutti, nessuno escluso, ed è una delle prime cose che si studia per diventare magistrati. Ringrazio i miei avvocati per il loro sostegno, non solo giuridico ma soprattutto umano".
Palamara nega assolutamente di essersi lasciato corrompere. Viaggi e regali all'amante erano pagati di tasca sua in contanti, ricorrendo a piccoli sotterfugi, per tenere nascosta la relazione alla moglie. Tutto qui. Quanto al resto, questo "è il sistema delle correnti nel quale gruppi associativi, Csm e Anm hanno sempre tra di loro interagito creando un vero e proprio blocco".










