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di Liana Milella


La Repubblica, 15 novembre 2020

 

In una sofferta riunione il nuovo "parlamentino" dei magistrati, ancora senza presidente per le divisioni fra le correnti, chiede al Guardasigilli un appuntamento urgente per discutere interventi più rigidi. La richiesta è semplice. Vedere subito, o quantomeno al più presto, il ministro della Giustizia per chiedergli modifiche sulle misure anti Covid contenute nei decreti Ristori e Ristori-bis. Scritte così, non bastano.

Mettono a rischio non solo la magistratura, ma anche il personale, gli avvocati, e tutti coloro che hanno a che fare con i processi, soprattutto quelli penali. In fondo, una richiesta semplice. Ma la nuova Associazione nazionale magistrati - 36 componenti eletti nel cosiddetto "parlamentino" tra il 18 e il 20 ottobre - impiega ben cinque ore per approvare in modo sofferto, tra emendamenti e proposte alternative, un documento di una ventina di righe. Che avrebbe dovuto avere anche un titolo - "Non c'è salute senza giustizia" - che però fino alla fine resta in forse.

Ma non basta. Perché oggi la riunione proseguirà ancora per stilare un elenco delle richieste dell'Anm, che dovrà essere una sintesi dei documenti delle singole correnti. Che, per dirlo in soldoni, hanno una base comune: la giustizia non si può fermare, ma chi la esercita e i cittadini non possono rischiare di prendersi il Covid per mandarla avanti.

Scontato il tenore del documento, su cui però in più di un passaggio ha fatto sentire la sua voce critica Articolo Centouno, il nuovo gruppo che ha fatto ingresso nell'Anm e che con i suoi esponenti - il primo degli eletti Andrea Reale e Giuliano Castiglia - non fa mancare critiche continue alle proposte di lavoro delle altre correnti storiche, dalla sinistra di Area, alla conservatrice Magistratura indipendente, alla centrista Unicost, ad Autonomia e indipendenza, il gruppo fondato da Piercamillo Davigo.

Anm: "Dovete sentirci" - Ovviamente l'Anm manifesta "profonda preoccupazione per l'evoluzione dell'emergenza pandemica e per il suo devastante impatto anche sulla giurisdizione". Esclusa da una verifica preventiva sulle misure da adottare, "rivendica il diritto-dovere di fornire il suo qualificato, e disinteressato, contributo di ordine tecnico, frutto dell'esperienza e dell'impegno quotidiano delle migliaia di magistrati suoi aderenti, sugli interventi legislativi adottati, in modo da consentire ogni più adeguato approfondimento in ordine alla loro portata, praticabilità ed effetti, nonché in ordine alla congruenza rispetto alle esigenze in gioco: assicurare la funzionalità del sistema giustizia e contenere al contempo il rischio di contagio". I magistrati chiedono "interventi sul processo, sull'organizzazione e sui mezzi, se si vuole che la funzione giurisdizionale, essenziale per la vita dei cittadini, sia assicurata senza trascurare la tutela dei beni primari della sicurezza e della salute di chi quotidianamente opera nei palazzi di giustizia". Da qui la richiesta urgente di un incontro con il Guardasigilli Alfonso Bonafede.

Il documento dei procuratori con gli avvocati - Non dovrebbe servire molto tempo per capire cosa sta succedendo nei palazzi di giustizia. Con una battuta lo sintetizza un'eletta di Articolo Centouno, Maria Angioni, giudice del lavoro a Sassari: "Stiamo ballando sull'orlo del baratro per via dei processi arretrati". Enrico Giacomo Infante, pm a Foggia, del Movimento per la Costituzione, che si è presentato con Magistratura indipendente, dice una cosa ovvia: "Bisogna far diminuire l'afflusso di persone dentro i palazzi di giustizia".

Sul tavolo ci sono già le richieste dei singoli gruppi, contenute in altrettanti documenti, ma servirà un'altra giornata, di sicuro l'intera domenica, per mettere insieme un testo unitario. Il Covid si diffonde con la velocità del fulmine, ma l'impressione - seguendo l'assemblea dell'Anm grazie a Radio radicale che garantisce la trasmissione di tutti gli incontri, peraltro tenuti via piattaforme web - è che all'opposto questa nuova Anm sia dilaniata inesorabilmente dallo scontro tra i gruppi.

Scontro che una settimana fa ha impedito l'elezione del presidente e della giunta, con un rinvio al 21 novembre. A parole, tutti vorrebbero una giunta unitaria. Area, divisa al suo interno, vuole il suo candidato più votato Luca Poniz, pm a Milano e presidente uscente. Ma Magistratura indipendente chiede "discontinuità" e rifiuta Poniz. Unicost, uscita fortemente ridimensionata dal voto per via del caso Palamara, sta con Area. A&I vorrebbe ugualmente la giunta unitaria. Articolo Centouno non vuole neppure che a trattare siano i segretari delle correnti e impone il suo programma, con sorteggio per il Csm, che gli altri respingono. Quindi tutto lascia presagire che resterà all'opposizione. Una vera spada di Damocle sulla futura Anm per l'aggressività verbale dei suoi esponenti.

Su questo dilaniato sfondo associativo s'affaccia prepotente il Covid e il disastro della giustizia. E pure la mossa di un ampio gruppo di procuratori - Roma, Milano, Torino, Palermo, Napoli, Firenze, Catanzaro, Perugia, Reggio Calabria, Salerno - che il 27 ottobre s'incontrano con l'Unione delle camere penali e, su una comune carta intestata - particolare contestatissimo - buttano giù le richieste che, a loro avviso, sono necessarie per far funzionare lo stesso la giustizia. In barba all'Anm tutta presa nel frattempo dal suo voto online. In particolare, nell'elenco delle misure, si legge che le restrizioni "non possono riguardare la disciplina dell'udienza dibattimentale e dello svolgimento del giudizio di merito, data l'intangibilità del principio dell'oralità, cardine della formazione in contraddittorio della prova nel processo penale". Significa, in poche parole, che i dibattimenti dovrebbero andare avanti lo stesso con le regole normali. Ma di fatto saltano. E questo fa dire alle toghe dell'Anm che "si sta ballando sull'onda del baratro" per via dell'accumulo di processi arretrati.