di Lara Sirignano
ansa.it, 26 luglio 2026
“Siamo vicini a De Lucia e al personale della polizia penitenziaria”. I primi a schierarsi a fianco del procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia, che ieri aveva lanciato un pesante allarme sullo stato delle carceri italiane, sono stati i sindacati di polizia penitenziaria, i rappresentanti, cioè, degli agenti che, a dire del ministro della Giustizia Carlo Nordio, il capo dei pm del capoluogo siciliano avrebbe messo sotto accusa. Nel corso di un incontro pubblico de Lucia aveva denunciato una realtà che gli addetti ai lavori stigmatizzano da anni: “Noi paghiamo il fatto che gli istituti di pena non sono più sotto il controllo dello Stato. Vi sono call conference tra chi sta fuori, chi sta dentro e chi è detenuto altrove”, aveva detto de Lucia.
Una dichiarazione grave, anche se già fatta dal magistrato, a cui era seguita una critica ancor più dura da parte del Guardasigilli. “È De Lucia che ha perso il controllo di sé stesso. È di una gravità inaudita che un procuratore offenda l’intero corpo della polizia penitenziaria che svolge il proprio dovere con il rischio della vita”, aveva replicato Nordio.
L’Anm, in una nota, si dice “interdetta dalla reazione del ministro davanti all’allarme di un procuratore in prima fila nella lotta alla mafia” perché “non dà alcuna risposta nel merito, ma fa un attacco scomposto e inaccettabile”. “Il ministero - sottolinea l’Associazione nazionale dei magistrati - ha il compito di risolvere i problemi del sistema penitenziario, non di attaccare con veemenza chi combatte la criminalità”. L’Anm si dice “al fianco del procuratore de Lucia, della polizia penitenziaria e dei magistrati di sorveglianza” e chiede “risposte e azioni immediati sulle carceri”.
A leggere i comunicati dei sindacati il corpo delle guardie carcerarie non ha letto le parole del pm come una critica al proprio operato. “Quello fuori controllo è Nordio - dice Aldo Di Giacomo del Sindacato di polizia penitenziaria - le parole di de Lucia sono le stesse dei comunicati stampa che continuiamo a scrivere da anni per alzare il livello dell’attenzione prima di tutto del ministero della Giustizia, del Dap e del Parlamento. Le offese alla polizia penitenziaria vengono da tutt’altra parte. È stato più efficace il procuratore con la dichiarazione che di fatto è di vicinanza alle nostre denunce di sempre che non il ministro dall’inizio del suo mandato”.
Sulla stessa linea Donato Capece del Sappe: “Le dichiarazioni del procuratore non possono e non devono rappresentare un’offesa al Corpo. Chi vive il carcere ogni giorno sa perfettamente quali decisioni politiche adottate negli anni abbiano inciso sulla sicurezza degli istituti, modificando radicalmente i modelli organizzativi ed i circuiti penitenziari, rendendo sempre più difficile il lavoro della polizia penitenziaria”. A Schierarsi con de Lucia anche Pd e M5s. E anche l’associazione antiracket Addiopizzo: ci sono “serie difficoltà a convincere e a coinvolgere commercianti e imprenditori in percorsi di collaborazione e di opposizione ai condizionamenti mafiosi se nel frattempo emergono falle così gravi nella gestione di alcune strutture detentive del nostro Paese”.









