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di Conchita Sannino

La Repubblica, 9 marzo 2025

Dopo la Cassazione sulla Diciotti le toghe annunciano una campagna nelle piazze. Il Viminale: “Sentenza ininfluente” Non ci possono fermare, non vogliamo arretrare. Anzi: ci stanno costringendo a parlare di più, a moltiplicare le voci, a cercare l’ascolto di tutti gli ambienti, di tanti cittadini. Eccola qui, la campagna di primavera dell’Anm. Si prepara un assaggio di pressing referendario. Una mobilitazione che rischia di diventare anche più vasta e motivata, il giorno dopo lo scontro frontale portato avanti da Meloni e maggioranza contro la Corte di Cassazione, per l’ordinanza delle Sezioni unite civili che condannava l’esecutivo a risarcire i migranti della nave Diciotti, vittime di un “arbitrario trattenimento”.

L’Associazione nazionale magistrati annuncia eventi e iniziative in trasferta: da nord a sud. Da Milano a Bari, da Bologna a Lamezia Terme. “Devastante - sottolinea il presidente Cesare Parodi - il messaggio che Meloni consegna ai cittadini: che una sentenza comporti sperpero di denaro pubblico”. Non a caso ieri, la prima riunione del comitato direttivo Anm, al quinto piano del Palazzaccio, comincia con un lungo applauso rivolto a Margherita Cassano. La prima presidente di Cassazione, venerdì, ha risposto con necessitata durezza (“Critiche sì, insulti no”) a una presidente del Consiglio che ha esposto al pubblico risentimento una decisione dell’autorevole collegio a nove. Eppure il governo tira dritto: sulla “deterrenza” dei trattenimenti, e sui toni. “Qui il problema non è Salvini che non ama i magistrati, ma qualche toga che non ama l’Italia e non fa bene a Paese”, sbotta il vicepremier e ministro da Bologna, tornando a parlare della “sentenza incredibile della Cassazione, che prevede che dei lavoratori italiani debbano risarcire dei clandestini che ho tenuto in attesa di sbarco”.

E aggiunge: “Ma era mio diritto e dovere”. La risposta del sindacato delle toghe? Avanti tutta. “Ora dobbiamo portare le nostre ragioni nel Paese, tra la gente”, assicura Parodi, contenendo anche qualche lieve divisione interna a Mi, la sua corrente, la più conservatrice. Tante le voci, pochi i distinguo, è più forte la voglia di reagire. “Un altro segno è superato: dobbiamo far capire ai cittadini cosa significa e quali rischi corre tutto il sistema, se un presidente del Consiglio attacca frontalmente le Sezioni unite della Cassazione”, carica il segretario generale Rocco Maruotti (di Area). “Ma dopo il successo di uno sciopero così sentito, non dividiamoci, rinunciamo alle singole bandierine”, ammonisce Stefano Celli (di Md). “Con le unghie e con i denti”, sintetizza la giudice Marinella Graziano, di Unicost.

Piovono critiche per il ministro Nordio, che alludendo alla Suprema corte aveva teorizzato: “I giudici dovrebbero considerare anche gli effetti delle decisioni”. Ma i magistrati “non sono chiamati a fare questo: non siamo tenuti per statuto costituzionale a collaborare con il governo o la maggioranza di turno”, sottolinea Mariotti. Intanto, il governo ostenta serenità. Soprattutto perché, in base all’analisi tecnica della sentenza della Cassazione, fonti del Viminale rilevano che la decisione dei giudici sia sostanzialmente “ininfluente” sulla gestione attuale dell’immigrazione irregolare dal nord Africa (vedi assegnazione dei porti alle navi private, o rapporti con le autorità di Tunisia e Libia).

Al ministero osservano che dalla Cassazione si sono limitati a affermare un principio (peraltro “non condivisibile”). Ma ora viene rimessa alla Corte di appello la concreta determinazione di un risarcimento a favore del singolo migrante. Importante sarà capire la “quantificazione” in relazione al “presunto, eventuale danno” che avrebbero subito i migranti: su una nave militare italiana, dove sono stati accuditi e rifocillati in seguito ad un salvataggio avvenuto in acque internazionali, dov’erano in balia delle onde.