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di Conchita Sannino

La Repubblica, 13 luglio 2025

La riunione del comitato centrale della associazione nazionale magistrati “Preoccupa quanto emerge sul caso del libico. La scelta fu politica”. “Inaccettabile. Non possiamo consentire che si parli di una vendetta dei magistrati”. Sull’ultima, imbarazzante puntata del caso Almasri, così come sui mancati obiettivi Giustizia del Pnrr e sul disastro carceri, interviene l’Associazione nazionale magistrati. Che ieri torna a interrogare il governo, sui temi più spinosi, nelle relazioni del presidente Cesare Parodi, e del segretario Rocco Maruotti, durante il rituale comitato centrale.

Respinte al mittente, cioè al ministro Nordio e ad apicali vertici di FdI, “illazioni e tentativi goffi” di addossare alle toghe la provenienza delle indiscrezioni su mail riservate e rapporti interni al ministero della Giustizia, che proverebbero le bugie offerte al Parlamento sul rilascio del torturatore libico Almasri. “Non solo falso, ma offensivo anche solo immaginare che si tratti di una supposta ritorsione dei giudici” contro “la riforma epocale” firmata Nordio-Meloni sulla separazione delle carriere.

Almasri, ma non solo. Si lancia l’appello sui mancati obiettivi Giustizia del Pnrr, lo scoglio del cosiddetto Disposition time, cioè la durata del processo civile, ancora lontana dal traguardo stabilito dagli accordi Cartabia-Draghi con l’Ue. Mentre resta la mobilitazione sull’emergenza sovraffollamento nei penitenziari: per il quale lo stesso Parodi propone di aprire una straordinaria raccolta di firme. (Intanto, anche dalla giunta e dal comitato Anm, numerose toghe aderiscono allo sciopero della fame di un giorno, a staffetta, promosso da Nessuno tocchi Caino).

È il segretario generale Maruotti a porre, in particolare, l’accento sulle dichiarazioni del ministro Nordio. “Assistiamo con preoccupazione a quanto sta emergendo sul caso Almasri”, dice, “il torturatore libico che il governo ha deciso di riportare in patria con un volo di Stato, salvo dare inizialmente la colpa della mancata esecuzione alla Corte d’Appello di Roma”.

Il danno e ora la beffa, è la lettura dei magistrati che annuiscono, negli uffici Anm al quinto piano della Cassazione. “Ora abbiamo capito, ma non avevamo dubbi in proposito, che la responsabilità politica della decisione è tutta del governo. Ci auguriamo che non emergano responsabilità penali. Quello che invece non accetteremo è il tentativo, già goffamente operato dal ministro Nordio, di provare a sostenere che l’accertamento della verità su questa vicenda è un’operazione finalizzata a contrastare la riforma della magistratura. Si tratta di un’accusa tanto falsa quanto offensiva alla quale reagiamo con fermezza”. Si discute anche della corsa contro il tempo per gli obiettivi Pnrr sulla montagna di sentenze civili (oltre 200mila in più, rispetto all’ordinario) da smaltire secondo gli accordi con Bruxelles, entro giugno 2026.

Ed è il presidente Parodi a tenere il punto: “Dal ministero hanno chiesto le nostre proposte, nello specifico sarà il Csm a decidere, sempre dei magistrati hanno bisogno e noi doverosamente non ci sottraiamo. Ma se non riescono per tardiva iniziativa, non dicano che è colpa dei giudici, sarebbe un falso clamoroso”. Nel malaugurato caso, l’Italia dovrà restituire una manciata di miliardi di euro all’Europa. “Il timore ce l’ho, ma spero che non accada - spiega a margine, Parodi - Se i magistrati avessero avuto a disposizione personale amministrativo, ufficio per il processo, una geografia giudiziaria più razionale e organici adeguati, questi obiettivi sarebbero stati raggiunti. Oggi prendiamo atto che non stati raggiunti per queste carenze”.