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di Eugenio Fatigante


Avvenire, 11 luglio 2021

 

Le perplessità del presidente Santalucia: "Valutare se la gente comprenderà l'improcedibilità". Cartabia: si dovevano correggere gli squilibri di Bonafede. Non sono solo i partiti (soprattutto M5s) in fibrillazione per il nuovo processo penale delineato dal tandem Draghi-Cartabia.

"Ci sono aspetti dei disegni di riforma che suscitano perplessità": il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Santalucia, intervenuto ieri al congresso di Magistratura Democratica a Firenze, ha manifestato dubbi sulle misure contenute negli emendamenti al ddl sulla giustizia penale approvati giovedì sera in Consiglio dei ministri. La ministra della Giustizia ha spiegato ieri in una lunga intervista al Corsera che la nuova struttura "conserva l'impianto della prescrizione in primo grado della legge Bonafede", ma tuttavia "non si poteva evitare di correggere gli effetti problematici" di quel testo. Per questo sono stati stabiliti "tempi certi e predeterminati per la conclusione dei giudizi di appello e Cassazione".

Ed è proprio a questi che si riferisce il "numero uno" dell'Anm e all'impatto sulla società civile delle norme prospettate: "Occorrerà discutere", ha affermato risoluto, precisando però che l'associazione nel suo complesso non ne ha ancora discusso. Santalucia ha citato con preoccupazione le condizioni organizzative degli uffici giudiziari e delle Corti di appello. "Molte Corti territoriali - ha evidenziato - versano in sofferenza organizzativa, bisogna chiedersi se saranno capaci di rispettare la stringente tempistica processuale".

Ma, soprattutto, a dar da pensare è come potranno "impattare" sulla società. Per il presidente dell'Anm, infatti, "bisogna interrogarsi sulla comprensibilità sociale di una eventuale risposta di improcedibilità con vittime che avvertano ancora forte la ferita loro recata dal reato. Reato che la prescrizione non ha estinto, che magari è stato commesso non molto tempo prima, il cui ricordo sociale ben può essere ancora vivido e che potrebbe ancora essere ricondotto nell'area dell'obbligatorietà dell'azione penale".

Il presidente del "sindacato" dei magistrati è tornato poi anche a respingere al mittente l'accusa spesso rivolta alla magistratura di essere "casta": "Se si esprime una critica, qualche dubbio, un punto di vista in apparente controtendenza con quel che appare il pensiero dominante, si è accusati di essere e muoversi come casta", ha fatto notare invitando, dal momento che "viviamo in un tempo complicato, a sperimentare il valore dell'unità".

Un valore sottolineato anche dal vicepresidente del Csm, David Ermini, sempre al congresso di Md, che davanti alle critiche di vari parlamentari ha sostenuto di confidare sul fatto che le forze politiche "responsabilmente convergano su soluzioni condivise e nel solo interesse generale di un sistema giudiziario efficace e giusto". Perché "la sede naturale per riforme condivise" è "il Parlamento, anziché un percorso referendario che, in ragione della sua natura necessariamente abrogativa, potrebbe condurre esclusivamente a esiti parziali e asistematici".